Diego, caro? Sei sveglio?" Lentamente ho aperto gli occhi. Cinzia
era acquattata su di me, il viso incorniciato dalle fronde ondeggianti di
una palma, il fascio lucente dei suoi capelli che strisciava delicatamente
contro la mia guancia. Ci possono essere visioni molto, molto peggiori
quando ci si sveglia. Stavo facendo un pisolino, o meglio lo stavo facendo
fino a poco fa, sulle sabbie calde di una remota isola tropicale. Cinzia ed
io ci eravamo arenati in paradiso. "Che c'è, bimba? Cacciatori di
teste? Una tigre?" "Voglio un cocco." "Prendilo."
"Non lo posso trovare per terra. Puoi arrampicarti e prendermene
uno?" Mi sono levato a sedere con un sospiro e mi sono stirato davanti
a quella visione di oceano blu che profumava di salsedine e non di cloro.
Non era facile indignarsi i questa situazione, ma gli ho tirato una
frecciata, giusto per la forma. "Vuoi che rischi il collo per
arrampicarmi su di in una palma come una scimmia gigante quando c'è frutta
tutto intorno a noi? Non è possibile fare dieci passi senza inciampare in
un frutto." Ha arricciato il naso in quella sua maniera adorabile.
"Ma sono assetata. Ho questo ardente desiderio di latte di cocco. Vai,
l'hai già fatto." Questo era vero. Come un grande attore avevo
dimostrato la mia tecnica di arrampicata fino ad altezze da capogiro su di
una palma. Mi sono alzato e mi sono stirato di nuovo osservando il piccolo
braccio di mare pittoresco che avevamo scoperto. Protetto dalla barriera di
coralli dal pesante martellio delle grandi onde del Pacifico, riparato dal
forte sole tropicale da palme e mangrovie, era una quieta piccola fetta di
paradiso. Dopo pranzo ci eravamo dati ad una piccola esplorazione,
vagabondando senza meta e ci eravamo fermati in questo luogo appartato per
nuotare, e naturalmente poi era seguita una siesta. Ora era il tardo
pomeriggio ed ero affamato. Ho detto "Va bene, potrei usarlo per uno
spuntino. Prepara un posto adatto, io cercherò di prendere quella preda
pericolosissima, la noce di cocco finirà nella nostra tana." "Non
ti dispiacerà," ha detto con un sorriso, spingendo la sua anca calda
contro di me. "Lo farò di sicuro." Cinzia portava la mia
canottiera di cotone bianca e null'altro. Io portavo boxer di seta ed una
camicia con le maniche strappate. Uno dei problemi di essere un naufrago è
che non è possibile scegliere l'abbigliamento. Quando il finimondo era
cominciato stavamo divertendoci ad una cena ufficiale sulla nostra nave da
crociera. Cinzia indossava uno stretto fodero nero che non era sicuramente
pratico per remare in un battello di salvataggio, o per qualsiasi attività
più vigorosa del sollevamento di una forchetta alla bocca. Io indossavo uno
splendido completo di gabardine che mi faceva sembrare James Bond. Mi viene
da piangere a guardarlo ora, non voglio sapere cosa fa l'acqua di mare al
gabardine. Ad ogni modo Cinzia ha un vero talento per rendere ogni
abbigliamento eccezionale e la mia canottiera non faceva eccezione. Mi
piaceva particolarmente il modo in cui i suoi capezzoli eretti spingevano
contro la stoffa morbida e sottile. Il fatto che la canottiera coprisse a
malapena il suo culo era altrettanto bello. L'ho guardata amorevolmente
mentre si avviava verso il sottobosco, ho ammirato la sua magrezza, le gambe
abbronzate ed i capelli scuri contrapposti al cotone bianco. Cinzia era una
femmina deliziosa, a meno che voi non preferiate i tipi ben in carne. Ho
preso un pezzo di corda ed ho fatto un cappio alle due estremità, quindi ho
scelto una palma che mi sembrava promettente. Il trucco sta nel mettere i
polsi nei cappi dopo aver fatto passare la corda intorno all'albero, come se
si fosse stati arrestati; poi è necessario appoggiare i piedi nudi contro
il tronco ed inclinarsi indietro tendendo la corda. Si sale l'albero facendo
scivolare la corda sul tronco in piccoli balzi e facendo piccoli passi;
senza guardare giù e non facendolo in un giorno ventoso. L'ho fatto fino
alla cima dell'albero e ho tagliato molti cocchi maturi col coltello
recuperato nel battello di salvataggio; poi mi sono fermato un momento a
guardare il panorama. Facendo schermo agli occhi contro lo sfolgorare del
sole ho individuato la grande baia dove eravamo approdati ed avevamo
installato il campo. Qua e là sul nastro di spiaggia bianca c'erano piccoli
gruppi di gente che chiacchierava e si rilassava, faceva surf e comunque si
stava divertendo. Come diceva il mio amico Bruno c'era gente che pagava per
un viaggio d'avventure, e noi l'avevamo gratis. Ufficialmente eravamo ancora
dispersi ed in attesa di essere trovati, ma penso che nessuno fosse
particolarmente interessato ad essere salvato. Nessun segno di SOS era stato
sistemato sulla spiaggia, nessun falò era stato acceso per segnalare alle
navi di passaggio. Per caso il giorno precedente avevo sentito Tania parlare
furtivamente su di un cellulare, ma ero pronto a scommettere che non aveva
chiamato la guardia costiera. Un aereo era volato alto sopra di noi quella
mattina, e la gente si era nascosta per non farsi avvistare, quasi si
trattasse di un aereo nemico. Mentre mi preparavo a scendere, ho osservato
un'attività strana; quella che a prima vista mi sembrava essere la lotta
mortale di un insetto enorme, si era rivelato essere uno dei miei collegi
maschi impegnato in un incontro sportivo, del nostro sport preferito, con
due hostess ninfomani che aveva invitato. Mi sono messo più comodo e ho
cercato di trovare altri punti interessanti. Il mio origliare è stato
interrotto quando Cinzia che mi chiamava. "Vieni giù, ne abbiamo
abbastanza. Cosa stai guardando?" "Non animali indigeni e piante
selvatiche," ho detto mentre scivolavo giù. "Ho un indovinello
per te: che cos'è che ha dodici zampe aggrovigliate e quattro grosse
mammelle?" "Ah sì, le hostess," ha detto alzando un
sopracciglio. "Non dormono mai? Non ho idea di come facciano a tenersi
in piedi." Non so se disapprovasse o no la cosa, non è facile
interpretare quello che pensa Cinzia. Ho guardato con interesse i cumuli di
frutta fresca appoggiati sulla sabbia. Banane mature, mandarini cinesi
delicati, piccoli kiwi pelosi, dolci mango e varie altre delicatezze succose
che non siamo riusciti ad identificare, non siamo botanici o chef.
"Guarda quei ragazzacci," ha detto Cinzia indicando quelle che
sembravano banane ma sovralimentate. Le ho esaminate, ogni luccicante frutto
giallo verde era almeno due volte la dimensione di una banana media.
"Non dovrebbero essere buone da mangiare a meno di non cucinarle. Vedo
che però attirano lo sguardo di una giovane donna." "Hah. E
questi cosa sono?" E ha indicato dei frutti verdi ovali con la pelle
cerata. "Frutto dell'amore," ho detto con un ghigno lascivo.
"Prego?" "Mi hai sentito, frutto dell'amore. Perlomeno così
li chiama Cate. Tagliali, sono squisiti." Cinzia ha preso il coltello e
ne ha affettato uno. La polpa interna era di un bel colore rosa scuro, con
una consistenza umida e gommosa. La fessura che correva verso il centro del
frutto aumentava la somiglianza. Cinzia ha riso e ne ha presa un po' col
dito. "Mmm, è buono, sembra melone." "Ho sempre pensato che
ti piaceva il frutto dell'amore." "OK, uomo saggio, lasciami
mangiare." Ho colpito i buchi di alcuni frutti di cocco grandi e pelosi
e ci siamo seduti per il nostro picnic. Cinzia si è portata un cocco alla
bocca e ha inclinato indietro la testa prendendo un lungo sorso di latte che
è gocciolato giù per il mento e la gola. "Ahhh," ha detto.
"finalmente." "Bella la mia canottiera," ho detto
ingoiando un gran boccone di mango. "Sto pensando a come vestirmi per
il party di questa sera." Ha riso in maniera seducente e poi, dopo
essersi leccata delicatamente le dita per pulirle, si è tolta la
canottiera, l'ha piegata ordinatamente e l'ha appoggiata. "Va molto
meglio," ho detto, improvvisamente un po' rauco. Malgrado fossimo
rimasti a mollo solo poche ore prima, la vista di lei nuda, seduta
scompostamente sulla sabbia, mi ha fatto contrarre il torace e ha portato
una familiare tensione nei miei lombi. Mentre ingoiava succosi bocconi
imbottiti di frutta, fissava di proposito i miei pantaloncini. "A cosa
stai pensando, ragazzo? A quelle hostess birichine?" "No. Davvero,
improvvisamente mi è venuto in mente il tuo piccolo viso attraente rosso e
contorto nella confusione gioiosa della lussuria mentre ti accarezzavo con
una di quelle "banane". "Davvero?" "Sì, è
abbastanza sciocco. Mi dispiace." "Hmm," ha detto in maniera
vaga, l'ho vista lanciare uno sguardo furtivo alle banane. "Voglio dire
che, essendo tu così piccola, dopo tutto, non potresti utilizzare qualche
cosa di così grosso, ti aprirebbe come un..." Le metafore non mi
vengono mai abbastanza velocemente quando ne ho veramente
bisogno..."come una gallina che fa un uovo d'oca." "Mostrami
come fai a saperlo. Solo perché non sei grosso come quelle banane giganti,
pensi che non ne possa trarre piacere." Ho sorriso. "Grosso come
una banana gigante, mi piace. Molto colorito." Ci siamo guardati l'un
l'altro ed abbiamo cominciato a ridere, poi ha preso un cocco fresco e l'ha
alzato sopra la testa. Il ruscello di latte di cocco ha mancato la sua bocca
di un chilometro, schizzando sulla sua gola e gocciolando giù per il
torace. "Oops," ha detto. "Guarda cosa ho fatto."
"Permetti." L'ho sollevata e ho cominciato a leccare via il latte
dal suo collo, scendendo nel canale tra le sue piccole mammelle sode. La
dolcezza del latte si è mescolata con l'odore della salsedine ed il gusto
familiare della pelle di Cinzia. Il latte è schizzato sulla mia guancia e
ha rivestito il suo seno destro, in parte mi è entrato nell'orecchio.
"Dannazione, non ne faccio una giusta, mi dispiace."
"Lasciami provare." Ho preso la noce e l'ho capovolta sul suo
torso, rivestendogli completamente i seni e lo stomaco e facendone
gocciolare una buona quantità nella piccola fessura tra le sue cosce.
"Sii, che pasticcio appiccicoso," ho detto lanciando via il cocco.
"Sai veramente come adulare una ragazza." Ha tirato la mia testa
verso di se e l'ha tenuta strettamente contro il suo petto. Ho leccato il
latte sui suoi seni con una lunga e lenta carezza della mia lingua, facendo
in modo di quando in quando di battere contro le dure, sporgenti
protuberanze dei suoi capezzoli. "Mi stai assaggiando?" ha
domandato, un po' senza respiro. "Delizioso. Dolce. Ne vuoi un
po'." Ho preso un piccolo kiwi maturo e l'ho spremuto sopra Cinzia come
se fosse una spugna. Ha gridato di finto orrore mentre il succo verde e la
polpa del kiwi sprizzava dappertutto; poi se l'è strofinato sulla pelle
dando un piccolo pizzico ai capezzoli mentre lo faceva. Mi sono messo a
lappare il cocktail di frutta, spostando la lingua sulla sua liscia pelle
abbronzata finché non è diventata luccicante e pulita. Lei rideva e si
contorceva, specialmente quando la mia lingua correva sulla gabbia toracica,
ma mentre lo facevo vedevo nei suoi occhi che il suo motore si stava
scaldando e mettendo in moto. Il più casuale degli osservatori avrebbe
notato che la stessa cosa stava succedendo a me. "È il tuo turno"
ha detto. Ha scelto un cocco e con attenzione ha versato un ruscello sottile
di latte sopra la testa gonfia del mio cazzo. È gocciolato giù per l'asta
ed intorno alle mie palle, seguendo il percorso di minima resistenza verso
la fessura del mio culo. Sì, mi ha fatto il solletico. Cinzia si è
inginocchiata di fronte a me e ha succhiato impazientemente il mio lecca
lecca al cocco pulendolo rapidamente. Ho preso la noce e ho versato il succo
fresco, lei ha succhiato, ha leccato e ha mangiato felicemente mentre facevo
schizzare il dolce, appiccicoso succo sopra il cazzo e le palle, facendone
arrivare molto anche sul suo viso. Alla fine ha abbandonato il mio organo
felice e ha guardato in su verso di me con un sorriso bagnato ed
appiccicoso. "OK, penso di aver soddisfatto il mio desiderio di
cocco." Il mio cazzo era teso verso la sua bocca come per decisione
propria, le mie palle si contorcevano impazientemente. "Va bene per te,
ma..." e le ho lanciato uno sguardo significativo. Ho visto
un'espressione maliziosa dentro i suoi occhi. "Quello di cui hai
bisogno è un po' di frutto ...dell'amore." Ne ha preso uno che aveva
aperto precedentemente e l'ha fatto scivolare sul mio cazzo. Ho sentito una
sensazione fresca e liscia, e piccole creste cedevoli. Non proprio come la
cosa vera, ma abbastanza piacevole lo stesso. "Si sta rivelando una
vacanza interessante," ha detto Cinzia. Ha cominciato a muovere il
frutto su e giù sul mio cazzo, provocando un rumore polposo di risucchio.
"Pensavo che avrei fatto shopping, mi sarei curata le unghie e mi sarei
sdraiata in piscina, ed invece sono su un'isola deserta con mio marito che
sodomizza un frutto indifeso." "Bene, allora divertiti. Un po' più
veloce, per favore?" Cinzia ha aumentato il ritmo, ho inclinato la
testa indietro e ho emesso un gemito, cercando di spingermi oltre il limite.
Ma il frutto si stava disintegrando all'interno, facendo uscire una
confusione di succhi sulle palle e le cosce e, malgrado tutti i miei sforzi,
non riuscivo a venire. "Ho paura che tu l'abbia sciupato," ha
detto Cinzia lanciando via la pelle del frutto. "Eri troppo maschio per
questo poverino" "Basta! Ho dannatamente bisogno di una donna, non
lo vedi? Fai qualche cosa!" "Non vuoi prima vedermi fottuta da una
banana enorme?" ha domandato soavemente. Ho inghiottito con forza.
"Quando fai così..." Ho afferrato un casco di banane e ne ho
strappata una relativamente diritta. Mi dispiace confessarlo, ma era molto
più grossa di quello a cui Cinzia era abituata. L'ha guardata un po'
incerta. "Penso che sia necessario scaldarmi con qualcosa di più
maneggevole." "Come una banana più piccola?" Ha messo una
mano sul mio torace e mi ha spinto indietro. "Non essere sciocco."
Ha alzato una gamba sopra le mie ginocchia piegate mettendosi a cavalcioni
su di me e poi è scivolata giù per il pendio delle mie cosce finché non
siamo venuti in contatto. Un piccolo contorcimento e si è agevolmente
impalata sulla mia appiccicosa palma di cocco. La sua micia era un abbraccio
stretto di velluto caldo, mi sono lamentato e teso contro di lei. Ci siamo
mossi insieme al ritmo del nostro solito accoppiamento per pochi secondi
deliziosi e poi crudelmente si è alzata, lasciandomi dritto ed
all'asciutto. "Questo è quello che era necessario, grazie
signore." "Va bene, cagna," ho ringhiato. "Ti darò una
fottuta di frutta che non dimenticherai mai più." Ho impugnato la
superbanana minacciosamente, l'ho fatta sdraiare sulla schiena e le ho
aperto le cosce. "Sii gentile," ha strillato. Ero infatti,
abbastanza gentile mentre pigiavo la testa della banana giallo verde contro
la sua rosea fessura umida. Si è contorta e si è spostato un po' per
trovare la giusta posizione, poi ha detto "Prendimi." Ho spinto un
po' più forte e il frutto fallico è scivolato agevolmente oltre il confine
dei suoi muscoli. "Dio," ha detto, e poi un po' più forte,
"Oh Dio!" "Cosa significa?" "Significa che sta
andando." L'enorme dildo organico è scivolato dentro per alcuni
centimetri, ha aperto l'umida piega rosea nella maniera più
affascinantemente oscena. L'ho fatto scivolare fuori e poi lentamente l'ho
fatto entrare più in profondità mentre lei continuava a stringere e
rilassare. "Oh Diiioooo!" si è lamentata. "Allora è quasi
un'esperienza religiosa per te?" "Sta zitto e fottimi."
Obbedientemente ho spinto la banana dentro e fuori della sua micia ed il
rumore di risucchio ha cominciato ad accompagnare il suo gutturale grugnire
di piacere. Alcune volte ha chiuso gli occhi con forza ed il suo corpo si è
irrigidito, ma non riuscivo a capire se era veramente venuta o no. Dopo
alcuni minuti di gemiti, respirare affannoso ed istruzioni precise (
"più veloce," "più lento," e "ferma la torsione,
dannazione!" sono quelle che ricordo) finalmente ha spinto via la mia
mano e ha lasciato che la banana schizzasse sulla sabbia. "Ne hai
abbastanza?" Ho domandato. Ha scosso la testa. "Fammi impazzire.
È bello ma non riesco a venire. Voglio venire. Voglio dire, venire
veramente." Avrei potuto dire "All'inferno" invece sono
uscito con un "Cosa desideri?", pensando che volesse essere
montata e così avrei potuto alleviare la tensione nelle palle.
"Leccami." Ha aperto le gambe in un invito lascivo. "Per
favore." Ho scelto una banana matura e ho cominciato a sbucciarla,
cercando di sembrare indifferente. "Lasciami dare un morso prima."
"Diego!" "OK, OK, solo un secondo. Mi è venuta
un'idea." Ho preso la banana sbucciata e l'ho pigiata contro il suo
inguine. "Non mi soddisfi con quello," ha protestato. "Ehi,
mi fa il solletico!" Ho finito di spingere la banana molle nella sua
micia. "Come ti pare?" "Appiccicosa e molle e non molto
soddisfacente." "Se mangiassi la banana ora?" Il suo viso si
è illuminato. "Ora parli bene. Cibati della banana, ragazzo." Mi
sono seduto protendendomi in avanti e ho cominciato a lavorare. Ho leccato
tutti i piccoli pezzi di banana che potevo raggiungere con la lingua, e poi
ho avuto pietà di lei e mi sono mosso fino alla sua clitoride sensibile e
gonfia. "Oh sì..." ha mormorato non appena gli sono girato
intorno. "Proprio là, dolcezza." È venuta con un gemito
rabbrividente e sono stato ricompensato con un boccone di polpa di banana
calda mentre la sua micia si è contratta ed ha spasimato. Per qualche
ragione mi sono ricordato degli esperimenti in cui i piccioni imparano a
beccare su una leva per avere il cibo. Ho mangiato rumorosamente la banana e
poi sono risalito alla sua clitoride. È accaduta la stessa cosa, questa
volta accompagnata da un pianto di piacere strozzato. Dopo il quinto orgasmo
la banana era completamente finita ed anche Cinzia. Si è sdraiata sulla
sabbia morbida con gli occhi semi chiusi, mi fissava con uno sguardo bovino
di assoluta soddisfazione sul viso. "Lei è stato grande, signore. Ho
un regalo per te...piccolo." "Cosa! Per me?" Ha grugnito ed
una spalla si è contorta in quello che potevo solo presumere fosse
un'alzata di spalle. "Sì...farò qualsiasi cosa Lei voglia. Anche alla
pecorina." Meraviglioso. Sono rotolato al suo fianco e ho aderito alla
sua schiena. La mia erezione dolente rapidamente è entrata nella sua micia
bagnata, appiccicosa, e mi sono contorto in una posizione che mi permettesse
di spingere nella sua fica stretta con piccole spinte. Dopo trenta secondi o
giù di lì Cinzia ha cominciato ad uscire del coma e spingere contro di me,
strisciando il suo piccolo culo attraente contro il mio inguine. Quasi
immediatamente ho sentito il delizioso calore muoversi su per la mia asta ed
poi la spiaggia è sembrata muoversi intorno a noi in cerchi lenti mentre
pompavo tre litri di sperma dentro di lei. Dopo aver ripreso fiato, Cinzia
ha inarcato il lungo collo e mi ha dato un bacio. "Sarà meglio che
andiamo a fare una nuotata prima che il succo si asciughi e restiamo
bloccati permanentemente dentro la crosta," ha detto. "Cosa
direbbe la gente." Ci siamo aiutati l'un l'altro a tirarci in piedi ed
abbiamo camminato mano nella mano nell'acqua chiara, rinfrescante del nostro
angolo privato di paradiso. Come tu mi vuoi n° 2651 4/6/2000 L (8)
"Questo viaggio è stato un disastro!" si è detta fra di se
Gianna mentre faceva segno al cameriere di dargli un'altra bibita. Vai al
Club in Martinica, le aveva detto l'agente di viaggio. Grandi feste con
individui eccezionali. Sette giorni di divertimento e sole. Era lì da
quattro giorni e tutto ciò che aveva incontrato erano individui
irrimediabilmente appassiti o esibizionisti in mutande. Se avesse voluto
incontrare gente del genere avrebbe potuto rimanere a casa. "Scusa, ti
dispiace se mi siedo qui?" ha detto una voce dietro a Gianna. Guardando
in su ha visto che la voce apparteneva ad una donna alta di circa
trent'anni, capelli scuri e tratti leggermente ispanici. Indossava la parte
superiore di un bikini troppo piccola per contenere i suoi seni ed una gonna
blu corta. "So che ci sono altri tavoli liberi, ma se mi siedo da sola
qualche farfallone avrà tentato di attaccar bottone nel tempo di farmi
servire una bibita." Gianna ha sorriso e ha indicato la sedia vuota al
di là della tavola. "Grazie" ha detto sedendosi e facendo segno
al cameriere. "Gianna" ha detto la diciannovenne ragazza spingendo
indietro i capelli castani. "Giada," ha risposto l'altra mentre il
cameriere le serviva il drink. "Hai ragione a proposito degli uomini,
sono stati così fastidiosi in questi quattro giorni che penso seriamente di
tornare a casa in anticipo." "Oh non farlo, sono sicura che
riuscirai a trovare qualcosa d'interessante." "Forse...". La
conversazione era continuata ed avevano fatto conoscenza. Un'ora e molti
drink più tardi Gianna aveva deciso che quella donna le piaceva veramente.
"Oh merda!" ha detto Gianna a bassa voce osservando la sua
compagna di stanza attraversare il bar. "Di nuovo." "Cosa c'è?".
"Quella è la mia compagna di stanza," ha risposto osservando la
bionda sghignazzante che attraversava la sala da ballo con uno dei soliti
elementi. "È stato così ogni notte. Incontra qualcuno e se lo porta
nella nostra stanza dove scopano come conigli. Allora me ne vado e passo la
notte accampata sulla spiaggia o sul prato. Sono veramente stanca di questo
stato di cose." "Non ne puoi discutere con lei, è venuta qui con
te?" "Non l'avevo mai incontrata prima del giorno che sono
arrivata qui. Sono venuta con un viaggio organizzato che prevedeva due
persone in una camera, è stata l'organizzazione ad accoppiarci quando siamo
scese dall'aereo. Ho provato a parlare con lei e la solo risposta che ho
avuto è stata che se avessi voluto unirmi al divertimento sarei stata la
benvenuta. Viste le scelte che fa potrei unirmi a lei solo se fossi
veramente disperata." "Ma allora...potresti cambiare stanza."
"Ho provato, ma mi hanno detto che non hanno altre richieste di scambio
e non posso accollarmi la spesa di una stanza singola." "Hmmmm.
" Ha detto Giada passandosi la lingua sulle labbra. "Sono in una
stanza da sola ed è più di quanto mi necessiti, se lo vuoi puoi venire da
me; ti prometto che non porterò uomini in camera di notte". "Non
so." ha detto facendo scorrere le dita sull'orlo del bicchiere. Mentre
ci pensava ha guardata a lungo la donna sull'altro lato del tavolo; era
piuttosto sicura che fosse sincera quando diceva che non avrebbe portato
uomini in stanza. Molte volte durante la loro conversazione aveva notato che
Giada le fissava il seno nella stessa maniera in cui lo facevano gli uomini.
L'idea che potesse essere una lesbica o almeno bisessuale non la
infastidiva. L'anno prima aveva sperimentato la bisessualità durante una
vacanza e non l'aveva trovata sgradevole. Non aveva proseguito quando era
tornata a casa perché aveva paura che nessuno dei suoi amici l'avrebbe mai
capita. Ma qui nessuno la conosceva. "Oh all'inferno." ha detto
forte. "perché no." "Meraviglioso!" ha esclamato Giada.
"So che ti piacerà." "Alla nuova amicizia." ha detto
Gianna alzando il bicchiere. "...ed a nuove esperienze." ha
aggiunto Giada. Finiti i drink e poi sono andate a cena, dopo di che una
rapida sosta alla stanza di Gianna per prendere il bagaglio e l'hanno
portato nella camera di Giada. "Lascialo qui, ci penseremo più
tardi," ha detto Giada mentre lasciavano cadere le valige sul divano.
"Andiamo a ballare." Se ne sono andate ed hanno ballato tutta la
notte in una delle discoteche. C'erano molte donne che ballavano insieme e
nessuno ci faceva caso. Ballando con Giada Gianna era ora sicura che la
notte sarebbe finita con loro che condividevano lo stesso letto, e ha
scoperto di essere impaziente che succedesse. Giada è entrata per prima
nella stanza e ha acceso la luce; poi Gianna l'ha seguita mentre la più
anziana diminuiva la luce. "Vuoi un altro drink?" ha domandato
Giada con un largo sorriso. "No, a meno che tu non voglia che cada
subito addormentata." "Oh, certamente no." Ha risposto Giada
mentre il suo sorriso si allargava. Giada si è avvicinata e gli ha
carezzato i capelli castani scendendo sul viso; le ha trattenuto
delicatamente il viso, ha attirato Gianna più vicina a se e l'ha baciata.
Gianna non ha fatto alcun tentativo di interrompere il bacio, intenzionata a
trarre il maggior piacere possibile; ha aperto la bocca ed è stata
ricompensata dalla lingua di Giada che ha trovato la sua. Una lunga serie di
piccoli baci è seguita mentre si esploravano l'un l'altra, aspirando
ciascuna il profumo del corpo dell'altra. Giada ha continuato sul collo di
Gianna e le ha leccato le orecchie. Alla fine Giada ha interrotto
l'abbraccio e ha fatto un passo indietro, slacciandosi le stringhe del top.
I suoi seni prosperosi sono balzati fuori mentre l'indumento cadeva sul
pavimento. Facendo correre le sue lunghe unghie rosse sulle sue mammelle le
ha strette allegramente. "Ti piace?" Ha domandato mentre ne tirava
una verso l'alto e dava una leccata al capezzolo scuro. Gianna ha risposto
con un sorriso di apprezzamento. Tutte le sue amiche erano bianche come lei
e trovava la pelle scura di Giada molto esotica. È avanzata ed ha
sostituito la mano di Giada con la sua sentendo i capezzoli indurirsi al
tocco. "Mmmm" ha mormorato Giada. Alzando i seni, Gianna si è
chinata in avanti e li ha baciati. La sua lingua dapprima ha carezzato i
capezzoli e poi la sua bocca li ha aspirati impazientemente. La calda bocca
di Gianna si è mossa verso l'alto depositando dolci baci sul corpo di Giada
dove passava. Ritornata alla bocca di Giada, ancora una volta ha trovato la
sua lingua mentre si stringevano in uno stretto abbraccio. Giada ha fatto
correre le mani giù per il torace di Gianna slacciandogli la camicia e
togliendogliela. Ha afferrato una mammella in ciascuna mano e vi ha
seppellito il viso. Baci caldi, bagnati hanno coperto ogni capezzolo mentre
la donna più anziana faceva cadere l'altra sul letto. Senza distogliere
l'attenzione dalle mammelle, Giada ha strappato la gonna e le mutandine a
Gianna lasciandola nuda. Gli indumenti non avevano ancora toccato il
pavimento che le lunghe dita di Giada erano già nella micia bagnata. "Oooohh!"
ha sospirato mentre Giada muoveva le dita dentro e fuori. Dopo molte carezze
Giada ha aggiunto alle dita la lingua e ha cominciato a leccare la micia
calda con noncurante abbandono. "Oh sì!...Succhia la micia!" Ha
gridato Gianna tenendo la testa di Giada e spingendo la figa gocciolante
verso la bocca ansiosa. Gianna sobbalzava come una gatta in calore, non le
avevano mai leccato la micia in quella maniera, nessun uomo o donna aveva
mai avvicinato l'abilità di Giada con la lingua. Era così in estasi che
dapprima non si è accorta che Giada le ha fatto scivolare nel culo un dito
bagnato dalla figa e ha cominciato a fotterlo ma dopo alcuni colpi Gianna
era diventata selvaggia. "Dio, voglio un dildo!" Ha gridato mentre
sentiva un'altra esplosione dentro di se. "Voglio essere fottuta fino
allo svenimento!" Improvvisamente Giada si è fermata ed ha fatto un
passo indietro...dopo alcuni secondi Gianna ha compreso che si era fermata.
"Mi dispiace." Ha ansimato." Per favore non fermarti...era la
leccata di fica più incredibile che avessi mai avuto." Giada si è
tolta gonna e mutandine e, ancora girata di schiena, ha fatto correre le
dita sul suo morbido culo abbronzato. "Oh." ha detto Gianna.
"tocca a me leccare una micia." ha aggiunto con un sorriso.
"Non esattamente." E Giada ha cominciato a girarsi. Gianna è
rimasta ad occhi sbarrati e bocca aperta quando Giada si è girata
completamente: sospesi tra le gambe di quella donna incredibilmente bella
c'erano un cazzo e due palle. Dapprima ha pensato che fossero falsi ma poi
ha compreso che erano reali quando il cazzo molle ha cominciato ad
indurirsi. "Non posso crederlo!" ha detto Gianna avvicinandosi per
dare un'occhiata più da vicino. "Spero che tu non sia delusa."
Gianna aveva visto una volta un film su un transessuale, così sapeva che
Giada non era veramente un uomo, infatti, se possibile, era più donna di
alcune delle sue amiche. "Vuoi dire qualche cosa?" Ha detto Giada
esitante. Un leggero timore nella sua voce indicava che aveva paura che
Gianna si girasse e corresse via. Invece Gianna si è avvicinata e ha
afferrato il cazzo che stava indurendosi. Ha leccato la punta alcune volte e
poi lo ha ingoiato tutto. La sua testa si è agitata avanti ed indietro ed
ha seppellito le dita fra le chiappe di Giada portando il cazzo alla durezza
della roccia. Ora era il turno di Giada di lamentarsi in estasi mentre
Gianna dedicava la sua attenzione al cazzo ed alle palle. Se non altro era
una campionessa nel succhiare. L'ha portata molte volte all'orlo
dell'orgasmo, ma si è fermata proprio prima dell'eiaculazione. Non è che
disdegnasse di bere un po' di sperma, ma aveva altri piani. Abbandonato il
cazzo, si è lasciata cadere indietro sopra il letto e ha aperto le gambe
dando a Giada una visione completa e senza ostacoli della sua micia ancora
bagnata. "Voglio che tu mi fotta..." Ha detto strofinandosi la
fica. "Voglio che tu mi fotta così selvaggiamente che mi sentiranno
godere sull'altro lato dell'isola!" Senza un momento d'esitazione Giada
l'ha raggiunta sul letto e ha alzato le gambe della ragazza. Con una sola
spinta ha inserito diciassette centimetri di cazzo profondamente dentro di
lei, rifacendolo due volte prima che Gianna potesse riprendere fiato.
Sdraiandosi sulla ragazza le ha coperto la bocca con la sua senza smettere
le sue spinte pelviche. Questa volta il bacio era selvaggio ed una goccia di
sangue è comparsa sul labbro di Gianna, poi scendendo le ha attaccato le
mammelle con la stessa intensità animale. I piccoli capezzoli rosa sono
scomparsi nella sua bocca che alternativamente succhiava e morsicava.
Combattendo per respirare Gianna non riusciva a profferire parola. Aveva
passato ogni precedente livello di piacere, nessun uomo l'aveva mai fottuta
così completamente come questo strano uomo donna; avrebbe voluto che
continuasse per sempre. "Sto.....per.....venire." Finalmente è
riuscita a bisbigliare. Non appena aveva detto quelle parole Giada si è
tolta e con una forza che ha sorpreso Gianna, l'ha girata sullo stomaco. Poi
con la stessa forza ha alzato la pelvi di Gianna e ha penetrato la micia da
dietro. Ora Giada diveniva sempre più forte e sollevava Gianna dal letto
ogni volta che la penetrava. Ambedue sapevano che non avrebbero potuto
trattenere l'esplosione per molto, l'unico dubbio era chi sarebbe stata la
prima. Profondamente dentro di se Gianna ha sentito il primo scoppio di
sperma caldo eruttare dal cazzo; quello era il tocco finale mentre il suo
corpo esplodeva e la sua testa si riempiva di luci brillanti. La sua bocca
si è aperta per gridare ma nessun suono ne è uscito, non aveva più
energia ed è crollata sopra il letto in un bagno di sudore. Un secondo più
tardi l'ha seguita Giada. Sono rimaste ferme mentre i loro umori si
mescolavano e gocciolavano dai loro corpi. Erano tanto esauste da non
riuscire ad interrompere l'abbraccio in cui erano crollati. Finalmente Giada
ha rotto il silenzio. "Non sapevo come l'avresti presa...ma eri così
bella che ho dovuto rischiare." Gianna ha risposto solo con un piccolo
sorriso mentre scivolava da sotto Giada e si appoggiava ad un cuscino.
"Al primo momento è stato un colpo, ma c'è qualche cosa che...puoi
fare per me." "E cos'è?" ha domandato con esitazione Giada,
domandandosi se aveva fatto un terribile errore a fidarsi della ragazza.
"Fallo di nuovo....." ha detto Gianna sorridendo col suo più bel
sorriso.