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Zoccole Porche - Racconti Porno Erotici

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Zoccole D'agosto

La macchina ha schiacciato la ghiaia quando si è accostata al bordo della strada. La valle era aperta in un tappeto di giallo, bianco, e luci rossastre eccetto la massa del Monte Diavolo, invisibile nella foschia a parte una luce rossa intermittente, come un occhio in lontananza. La conversazione che era stata continua fin dal ristorante, si è interrotta mentre uscivano dalla macchina. "È freddo qui fuori," ha detto quando la prima raffica notturna della valle l'ha colpita lasciandola senza fiato. "Allora mettiti qualche cosa," ha detto lui girandosi verso il sedile posteriore ed afferrando un oggetto di pelle scuro, incerto da descrivere, che si è dimostrato essere la sua giacca. Era il 10 agosto, il momento di massima possibilità di vedere le meteore, erano quasi le 11. Non era una caduta così impressionante quanto quella che si sarebbe vista nel 1999 (uno spettacolo del genere proprio alla fine del secolo!), ma comunque era sempre uno spettacolo. Aveva aggiunto l'invito ad andare ad osservare le meteoriti alla fine di un invito a cena, certamente lei avrebbe potuto prenderlo come una trasparente advances e rifiutare (cortesemente, ma sempre un rifiuto); invece non l'aveva fatto ed ora lui si trovava nella posizione di decidere se si era trattato di advances o di astronomia dilettantistica. Una grande folla era raggruppata al lato della strada, il luogo era un eccellente punto di osservazione. Lungo il pendio una squadra televisiva illuminava la gente coi riflettori e domandava, "Ha mai visto le meteoriti?" "Uh, se non mi avesse reso cieco per parecchie ore col suo faro, sarei riuscito a vederle, signore." Fortunatamente erano abbastanza lontani così erano stati risparmiati loro quindici secondi di fama e permesso di continuare nell'osservazione. Si erano appoggiati alla macchina, fianco a fianco, fissando il cielo serale. Dopo qualche attimo le meteore sono apparse, prima una, poi un'altra, hanno guardato in silenzio per alcuni minuti, contando le stelle cadenti. "Sono più alte nel cielo di quanto mi aspettassi," ha detto lui. "Uh huh. Non è il miglior angolo di osservazione," ha risposto lei sollevando la testa. Sono trascorsi alcuni minuti, venti, ventuno. Ventidue. Una striscia molto lucente è comparsa lasciando una traccia luminosa sullo zenit. Ventitre. "Freddo?" "Solo un po'. Tu?" "Congelato, almeno le mie mani lo sono." Per dimostrarlo le ha fatto scivolare una mano sul collo. "Quello non è freddo, questo lo è," ha sorriso lei appoggiandogli un dito sulla guancia; il suo strillo è stato più soddisfacente di una risposta. "OK, quello è freddo!" Pausa. "Riporta qui quella mano! Era calda!" ha detto lei. Lui cortesemente le ha messo una mano sulla spalla e le ha posato il palmo sulla gola carezzandola dolcemente. Un'altra lunga pausa. Ventiquattro. Un altro minuto o giù di lì. Venticinque. "Ehi..." "io..." hanno cominciato quasi simultaneamente, girandosi uno verso l'altro. Il risultato, provocato dallo spazio ristretto e dalle restrizioni ai movimenti imposte dalla giacca di pelle, è stato che all'improvviso si sono trovati uno nelle braccia dell'altro. Pausa. "Uh, ciao!" ha detto lui sottovoce, stringendola a sufficienza per sentire il suo fiato. "Ciao..." ha risposto lei sollevando un po' il viso, nessuno saprà mai se in attesa o solo per guardarlo. Si è chinato e le ha accarezzato le labbra col le sue. Dopo di che lei si è accomodata sotto di lui, ha trovato di nuovo la sua bocca e le loro bocche si sono aperte contemporaneamente. La sua lingua è penetrata delicatamente nell'altra bocca e ha sentito l'accettazione nel suo corpo mentre la stringeva tra le braccia. Una mano ha deviato fino ai capelli, li ha accarezzati mentre l'altra, accarezzando, scendeva lungo la schiena. Dopo alcuni minuti di bacio appassionato, si sono separati e si sono guardati negli occhi. "Uh, va tutto bene?" ha azzardato lui. "Te lo farò sapere" ha risposto tirando con forza a se la testa con la mano nei capelli. Mentre si baciavano, lui ha fatto scivolare una mano sulla parte anteriore della giacca, sentendo i grandi seni attraverso la stoffa della camicia, tracciandoli ed accarezzandoli. È stato ricompensato dalla sua respirazione affannosa quando ha trovato il capezzolo indurito sotto la stoffa, e ci ha giocato. Dopo aver goduto per un momento delle sue belle curve, lentamente l'ha fatta girare, schiena alla macchina, e si è schiacciato contro lei, sentendolo diventare duro mentre le loro anche strisciavano fra di loro. La respirazione della donna era diventata più pesante; lui l'ha sollevata e, senza interrompere l'abbraccio, ha aperto lo sportello della macchina; l'ha posata sul sedile e si è inginocchiato tra le sue gambe. Dopo una breve occhiata intorno per vedere che non passasse nessuno, rapidamente ha slacciato una scarpa, poi l'altra. "Cosa pensi si fare?" ha domandato con un sorriso divertito. "Questa è una domanda trabocchetto, vero? Toglierti le scarpe". "Oh, OK. Solo un momento" ha risposto con un ghigno allungando un piede per facilitarlo. La posizione chinata ha dato miglior accesso alla chiusura lampo dei jeans, e in un colpo sono scesi jeans e mutandine. Pur in quella posizione da crampi è riuscito lentamente a far correre la lingua sulla parte interna delle sue cosce, iniziando lentamente a salire fino a raggiungere la micia. Ha cominciato a leccarla e scandagliarla, la sua lingua faceva lunghe , delicate carezze alla fessura che si inumidiva. Una mano era abbandonata sul sedile mentre lui si spostava alla clitoride e cominciava a leccarle intorno in cerchi convergenti. Con continue leccate, avanti ed indietro, ha preso il ritmo, circondando la clitoride, dando lunghe leccate erotiche alla vagina, poi indietreggiando per saettare leggermente la lingua, per essere ricompensato da un anelito. Ha lentamente aumentato la velocità, sentendo la tensione che cresceva nelle sue cosce, mentre una mano le pizzicava i capezzoli attraverso il reggiseno, godendo della loro durezza. Finalmente si è immerso sulla clitoride, portandola sempre più vicino, e finalmente sopra l'orlo, sguazzando nel suo orgasmo sentendo uno, poi due , poi tre spasmi mentre le succhiava la micia. Con un lungo sospiro lentamente si è abbandonato sul sedile ammirandola aperta davanti a lui. Un esame rapido intorno per vedere che non ci fosse nessuno mentre lei si tirava su jeans e mutandine. "OK, siediti qui!" ha comandato lei, accarezzando il sedile che aveva appena sgombrato. Si sono scambiati il posto, lei con le sue mani agili rapidamente ha slacciato la fibbia della cintura, poi uno, due, tutti i bottoni dei jeans. Un rapido strappo, il cazzo è saltato fuori dai vestiti e la sua bocca l'ha immerso fino alle palle. Ha preso lentamente prima una, poi l'altra palla, l'ha carezzata, l'ha leccata, l'ha stuzzicata. La punta della lingua risaliva lungo l'asta e turbinava sotto la cappella facendolo gemere di piacere, quindi è strisciata sulla cappella raccogliendo con piacere il fluido che aveva già cominciato a perdere. Alla fine ha fatto scivolare la bocca calda, bagnata sopra tutta l'asta succhiando con un lungo, lento risucchio sul pene. La velocità è aumentata come il ritmo dei suoi aneliti e lamenti, scivolava su e giù attirandone fuori il seme , lo stuzzicava con un lento scivolamento lungo l'asta sino alle palle. A tempo di record ha cominciato a gridare e venire nella sua bocca mentre lei con la mano lentamente lo mungeva sino ad asciugarlo. Dopo una breve pausa per recuperare, si è tirato su i pantaloni ed è uscito dalla macchina, instabile sulle ginocchia. Ha chiuso la portiera con un colpo ed ha alzato lo sguardo al cielo. "È bello vedere le meteoriti, eh? Peccato che accada tanto raramente." Con un sorriso represso lei ha risposto, "Um. Peccato." Si sono appoggiati alla macchina, senza toccarsi, a pochi millimetri l'uno dall'altro e hanno continuato a guardare il cielo in silenzio.
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