"Stefano! Perché stai prendendo un altro
maledetto tirocinante? " Stefano, il redattore fotografico
della società si è appoggiato alla sua sedia ergonomica e ha
sospirato.
"Sai che siamo a corto di personale, o non hai notato quante
incombenze hai dovuto prendere negli ultimi mesi?"
"Sì, OK, sarà un po’ stressante ma mi piace, io devo essere
occupato e non ho bisogno di un altro tirocinante sulla mia strada.
Per Cristo, l'ultimo non sapeva neppure come caricare una pellicola
nella macchina fotografica!"
"Questo è diverso, te lo prometto. Dagli solo un'opportunità,
va bene? Me lo prometti?"
Mi ha fissato, avevamo avuto questa discussione già una dozzina di
volte ed io sapevo che questa volta non avrebbe ceduto.
"Dov’è questa meraviglia?"
"Proprio dietro di te" mi ha risposto indicando la porta
dell’ufficio. Mi sono girato e ho visto un altro giovane
giornalista dagli occhi brillanti.
"Ti presento Enzo Randi. Enzo questo è... "
"So chi è" ha risposto il ragazzino, la sua faccia si è
accesa come un albero di Natale mentre mi tendeva impazientemente la
mano. "È un piacere incontrarla, io sono un grande estimatore
dei suoi lavori."
Gli ho dato la mano. "Conosci i miei lavori?"
"Oh sì" ha risposto scuotendomi la mano, è arrossito
leggermente quando l’ho ritirata. "La seguo sin dal reportage
sul Tibet. lei è la ragione per cui ho deciso di dedicarmi alla
fotografia. Lei è il dio della fotografia."
"Wow che complimento, non ho mai saputo di avere un fan."
"OK, OK" ci ha interrotti Stefano "potete proseguire
la conversazione in qualche altro posto? Ho una riunione fra cinque
minuti."
"Sì, sicuro" ho risposto. "Mostrerò gli uffici ad
Enzo e lo presenterò a tutte le persone importanti."
Il giovane tirocinante ha sorriso da orecchio ad orecchio e
praticamente è balzato fuori dall’ufficio.
"Penso che questa volta ne hai scelto uno giusto" ho detto
a Stefano prima di andare via, lui si è limitato ad alzare gli
occhi al cielo ed a buttarmi fuori.
Ho fatto fare ad Enzo il grand tour degli uffici presentandolo alla
"banda." I suoi occhi brillavano di eccitazione, si bevevo
ogni mia parola ma parlava poco, ho pensato che l'esperienza era
troppo emozionante per lui. Comunque ho saputo che era laureando con
un master in Lingue e Comunicazione, la fotografia era più di un
hobby, aveva frequentato dei corsi teorici e voleva provare
un'esperienza professionale. Le nostre riviste gli offrivano
l'opportunità perfetta per affinare le sue abilità; pensavo
svenisse quando gli ho chiesto di vedere la busta che teneva sotto
il braccio.
"Lavoro eccellente" ho commentato. "I tuoi ritratti
raccontano una storia... e questo va bene." "Oh mio Dio,
non ci posso credere che Gian Paolo Batista pensi che il mio lavoro
è eccellente."
"Credici. Da quale lavoro Stefano ti ha detto che
comincerai?"
"Mi ha detto che dovrei fare un servizio sulla festa del
Barbeque la settimana prossima. Poi mi sembra che lavorerò al
layout della rivista."
"Layout? Hai troppo talento per un lavoro del genere, vedrò se
potrò convincerlo a farti venire con me in Svizzera. Ti
piacerebbe?"
"Mi piacerebbe? Sicuro che mi piacerebbe, sarebbe fottutamente
fantastico!" ha sbottato ma poi è arrossito. "Mi spiace,
Sig. Batista... penso di essere un po’ eccitato."
"Non ti preoccupare... e chiamami Gian Paolo."
"Devo chiamare la mia ragazza... sarà eccitata!"
Gli ho lasciato usare il mio telefono mentre andavo a parlare con
Stefano. Ci ho messo un po’ a convincerlo, ma alla fine ha
permesso che Enzo venisse in Svizzera con me. Sapeva che il piccolo
aveva talento, ma era il suo lavoro di redattore non permettere che
"il piccolo pensasse di essere un genio" ed era il mio
lavoro dimostrare a Stefano che "il piccolo era in gamba".
Quando siamo stati in Svizzera io decisi di lasciare ad Enzo il
compito di definire gli scatti da fare. Era un compito di base:
dovevamo fare fotografie per un articolo sullo sci nelle Alpi. Tutti
i fotografi avrebbero pensato ad immagini di montagne coperte di
neve e chalet ma, come mi aspettavo, Enzo aveva qualche cosa
d’altro in mente.
"A cosa si fa pensare facendo delle fotografie in un
villaggio?" mi ha chiesto. "Voglio dire qualche foto di
chalet? Quando ne hai visto uno li ha visti tutti, giusto? Quindi
stavo pensando che sarebbe stato più interessante concentrarsi sul
fascino della città e della sua gente."
Non potevo che dire di sì più ed anche i redattori. Quando ho
mostrato il progetto è piaciuto e si sono entusiasmati anche di più
quando hanno scoperto che l’idea era di Enzo. "È il genere
di creatività di cui abbiamo bisogno", ha commentato Stefano
ed hanno offerto un posto fisso ad Enzo come junior - con me come
sua guida, chiaramente.
Lui non aveva presenziato alla presentazione perché era troppo
nervoso; quindi, dopo la riunione, sono andato a comunicargli le
buone notizie. Non avevo idea di dove si fosse nascosto. L’ho
chiesto a Margherita, lei aveva un'abilità nel sapere sempre dove
era Enzo. Mi ha detto che l’aveva visto andare verso la camera
oscura.
"Enzo, sei qui?" Ho chiamato da fuori.
"Sì, um, sono nel laboratorio 3" ha gridato.
Sono entrato, Enzo stava tirando in giù delle foto che aveva finito
di sviluppare, non sembravano ancora asciutti.
"A cosa stai lavorando?" Ho chiesto.
"Oh, nulla, solo alcuni scatti stupidi che ho preso in
viaggio."
"Posso vederli?"
"Non ne vale la pena... ho sbagliato a scattarle."
"Allora? Voglio vederli lo stesso." Enzo sembrava
riluttante a mostrarmeli.
"Cosa sono, ritratti di nudi o roba del genere?" L’ho
stuzzicato.
"No" ha detto mostrandomi la pila di fotografie.
"Heh, questo è un mio ritratto... qui sono io che parlo con la
vecchia che vende burattini. Sono tutti ritratti miei."
"Ti ho detto che erano cose così per fare" ha detto sulla
difensiva.
"Ma sono buoni. Forse potrò usarli un giorno o l'altro quando
scriverò la mia autobiografia. Non c'è uno scatto da
buttare."
Ha alzato le spalle "Non potrei farti una brutta foto neanche
volendo."
"Ragazzi, sai sicuramente come trattare un uomo, ti devo tenere
con me solo per lisciare il mio ego." Ha riso al mio scherzo
anche se mi sembrava un po’ forzato. "In ogni modo, ho delle
buone notizie per te. Ai redattori è piaciuto il tuo progetto sulle
Alpi svizzere, è piaciuta a tal punto che ti stanno offrendo una
posto a tempo pieno come fotografo. Ora, la paga non è eccezionale
e in un primo tempo lavoreresti con me, ma..."
"Sul serio? Vogliono che lavori qui... con te? Oh mio Dio che
è incredibile! È così bello... non posso crederlo!"
"Questo vuole dire che accetti?"
"Dannazione sì!" ha gridato. "Lisa impazzirà quando
lo saprà."
"Bene, quando le darai le buone notizie, dille che vi rapirò
per festeggiare... una cena, forse anche ballare..."
"Davvero? Oh ragazzi, è troppo bello!"
"Benvenuto a bordo" ho detto e gli ho steso la mano. Lui
ha ignorato la mia mano stesa e mi ha dato invece un grande
abbraccio, poi ha afferrato la sua roba ed è scappato a chiamare la
sua ragazza.
Li ho invitati per le 19,30 in un ristorante che avrebbe fatto
colpo, mi sono mosso per tempo per non farli attendere ed alle 19,30
in punto, Enzo è arrivato, da solo.
"Dove è Lisa? È in ritardo?"
"No, um, Lisa ha un esame importante e deve studiare. Vuole che
ti dica che le dispiace di non poterci essere."
"Nessun bisogno di scuse; i suoi studi vengono prima. Mi
dispiace solo per lei, quindi siamo solo noi ragazzi."
"Sì" ha detto con un sorriso "Solo noi
ragazzi."
"Ti sei tagliato i capelli" ho detto mentre si sedeva.
Qualcuno era riuscito ad addomesticare le sue ciocche rosse e
selvagge, i ricci erano coperti di gel.
"Mi hai detto che questo era un locale chic, mi sono vestito
bene."
"Sì, ma non mi aspettavo questo. Comunque stai bene." È
sembrato contento del complimento.
I suoi capelli non erano l'unica cosa diversa, tutto l’aspetto era
cambiato. Quando ci eravamo incontrati era molto disordinato, ora
sembrava uscito da una pubblicità di Armani, pantaloni neri e
maglia a V grigia, aveva messo da parte anche gli occhiali con
montatura spessa di plastica e li aveva cambiati con un paio molto
eleganti. Prima di allora non avevo notato che aveva gli occhi tanto
verdi.
Era anche più nervoso del solito, si agitava e raramente mi
guardava mentre parlava. Ho pensato fosse a disagio ad essere solo
con me, sapeva che ero gay, gliel’avevo detto prima di partire per
la Svizzera poiché avremmo diviso la stanza. Non aveva avuto
problemi a dormire in stanza con me, ma quello era un viaggio di
lavoro. Una cena era una cosa più intima ed aveva dei toni
romantici. Volevo si calmasse e con l’aiuto di un paio di
bicchieri di vino, magari, riuscisse ad allentarsi un po'.
Finita la cena ho proposto il club che stava a soli pochi isolati
dal ristorante. Erano quasi le 21,30 quando siamo arrivati. Doveva
esserci anche la "banda" per aiutarci a festeggiare, ma
non era ancora arrivato nessuno. Quindi ho iniziato io la festa. Ho
ordinato il primo giro per Enzo e me. Enzo ha ordinato un rum e coca
che l’ha aiutato ad allentarsi, quando Giacomo e la banda sono
arrivati, lui stava parlando quasi ininterrottamente.
Loro si sono congratulati col piccolo e gli hanno raccontato le loro
storie di orrore sul lavoro in società. Ho colto l’occasione per
tirare da parte Sergio e parlargli in privato. Lavorava in
contabilità ed era in società da alcuni mesi. Io stavo tentando di
entrare nei suoi pantaloni fin dal giorno che lo avevo visto per la
prima volta, avevo deciso che quella sera il suo culo sarebbe stato
mio. Non mi piaceva lasciare Enzo, ma lui e Giacomo sembrava
stessero chiacchierando.
Dopo un po’ di amoreggiare, Sergio ed io abbiamo deciso di
spostare la nostra riunione sulla pista da ballo. Stavamo ballando
ed il suo corpo stava pigiato contro il mio, pensavo che in due
canzoni ci saremmo arrivati, quando ho notato che Enzo se n’era
andato. Il resto del gruppo stava ancora bevendo, ridendo, e
parlando, ma Enzo non era in alcun luogo.
Il mattino seguente gli ho chiesto cos’era accaduto e lui mi ha
detto che era stanco e gli mancava la sua ragazza, così aveva
deciso di andarsene presto. Mi ha chiesto come erano andate le cose
tra Sergio e me. Ho pensato fosse strano che mi chiedesse una cosa
così personale, ma non ci ho badato più di tanto. Ci sono persone
che si ritengono buoni amici ed Enzo era una di queste, quindi,
risparmiando i dettagli più piccanti, gli ho detto che Sergio ed io
avevamo avuto una notte selvaggia di sesso ed avevamo iniziato una
pseudo relazione.
"Magnifico. Qualche volta potremmo uscire tutti insieme"
ha suggerito.
"Mi piace, ma lui è per me."
Abbiamo riso poi abbiamo lavorato come al solito, il nostro rapporto
sul lavoro era eccellente e, come avevo previsto, fra di noi si era
sviluppato un legame personale piuttosto stretto. Quando noi non
eravamo al lavoro, eravamo insieme anche fuori, la maggior parte del
tempo eravamo Giacomo, Enzo ed io. Qualche volta c’era la banda e
di quando in quando Lisa o Sergio. Poi Sergio ed io abbiamo deciso
di separarci.
Ho detto ad Enzo che si trattava solo di una cosa sessuale e che non
ero disperato ma lui ha voluto che uscissimo per dimenticare i miei
dolori. Devo aver bevuto molto quella sera, ero abbastanza fuori di
me ed Enzo, non fidandosi della mia guida, mi ha offerto di
accompagnarmi a casa.
"Tu non sai dove abito".
"Me lo puoi direi" ha risposto aiutandomi a raggiungere la
sua macchina.
"OK, Mm... ehi, aspetta un secondo... Io non so dove
abito".
"Stai prendendomi in giro ?"
Mi sono lasciato cadere con un tonfo nel sedile del passeggero e lui
mi ha agganciato la cintura. "No. Appena sono partito ho
dimenticato. Se tu mi avessi aiutato a venire, ora sapresti dove
sto."
"Ti avevo detto che non potevo... aspetta un attimo, perché
sto spiegandomi ad un ubriaco?"
Ho alzato le spalle. Enzo ha chiuso la mia porta, è salito al posto
di guida e ha avviato la macchina.
"Dove stiamo andando?" Ho chiesto.
"Ti sto portando a casa mia."
"Oh dolcezza" ho detto poi mi sono addormentato.
Viveva a venti minuti dalla città così lungo il viaggio mi sono
permesso un bel pisolino rinfrescante. Riuscivo a camminare da solo
ora e sono riuscito a seguirlo nell'edificio. Mi ha fatto entrare
nell’appartamento, era molto più grande del mio ed aveva mobili
veramente belli. Sapevo che le case costavano meno fuori, ma sapevo
anche quanto poco guadagnava.
"Bel posto" ho commentato.
"Grazie, fai come se fossi a casa tua mentre preparo il
letto". Aveva tonnellate di fotografie incorniciate su ogni
muro ed ogni superficie piatta della casa. C'erano ritratti di Lisa
e di quella che ho pensato fosse la sua famiglia, c'erano poi molte
fotografie dei nostri viaggi ed in quelli io comparivo nel 98%.
"Ci sono molti miei ritratti" ho gridai. "Se non
sapessi quando li hai fatti potrei pensare che sei ossessionato di
me."
"Lisa ha detto la stessa cosa" ha gridato di rimando.
"Non è colpa mia se tu ti piazzi sempre in mezzo."
Ho ridacchiato. Mi sono sprofondato nel grande divano, c’erano
molte riviste esposte sul tavolino. C’erano le nostre riviste coi
lavori di Enzo. Nel centro del tavolino c’era un grande libro:
Uomo di Enzo Randi.
"Ehi Enzo, non sapevo che avevi pubblicato."
Enzo è arrivato dalla stanza degli ospiti in soggiorno, ha
afferrato il libro dalle mie mani prima che potessi guardarci
dentro. "Non puoi guardare... sono solo un gruppo di foto di
nudi. Non volevo farlo, ma avevo bisogno dei soldi."
Ho afferrato di nuovo il libro. "Non devi avere vergogna,
anch’io ho fatto delle raccolte di nudi."
"Sì, ma io non voglio che veda questi, sono così
dilettanteschi." Ha tentato di riprendere il libro ma io ho
resistito.
"Fammi vedere queste dannate foto". La sua faccia è
diventata rossa e lentamente ha lasciato andare il libro.
Ho saltato la prefazione è sono andato al primo ritratto. Era una
semplice fotografia in bianco e nero di un maschio nudo in una
piscina o lago con la sua schiena si rivolta alla macchina
fotografica. Era un po' dilettantesca comparata ad alcune delle cose
che gli avevo visto fare, ma era ancora meglio dell’80% dell'arte
erotica che avevo visto. Forse aveva vergogna perché aveva usato un
modello. Non vedevo il problema, avevo conosciuto molti fotografi
etero che avevano usato modelli per le loro raccolte.
"Non è il tuo miglior lavoro ma è buono. E questo modello è
grazioso. Chi è? " "Solo un ragazzo" ha detto. La
sua faccia era ancora rossa e si torceva le mani continuamente.
Ho girato pagina e c’era una fotografia di un uomo nella doccia.
La maggior parte del corpo era coperto dalla porta di vetro
appannata, ma pezzi di pelle erano chiaramente visibili. Sembrava la
doccia all'albergo dove eravamo stati a Parigi. Il ritratto seguente
mostrava il ragazzo sdraiato su di un letto con le lenzuola
strategicamente appoggiate al corpo; una gamba era spostata per
celare le parti private ed il braccio era appoggiato alla faccia. Mi
sono accorto che aveva una piccola voglia sulla spalla, sembrava la
mia. Ho girato la pagina seguente, poi quella dopo e poi l’altra.
Ogni fotografia ritraeva il modello nudo in ambientazioni all'aperto
ed esotiche, tutti i luoghi dove ero stato nei tre mesi precedenti.
Sull'ultima pagina c’era una dedica: "A GPB, il mio mentore,
la mia musa, il mio amore."
Enzo ora era l’immagine della disperazione, si era seduto su una
delle poltrone, la sua faccia era spettralmente pallida e sembrava
stesse per svenire. Il modello delle foto chiaramente era io; non
sapevo cosa dire, non ero arrabbiato, e neppure imbarazzato. Ero
abbastanza ben fatto da comparire nudo, perché ora ero tanto
modesto? Tuttavia ero un po’ eccitato: il libro, le dozzine di
fotografie nell'appartamento, la dedica; era tutto così surreale.
"Posso spiegare" ha bisbigliato Enzo.
"Non penso ce ne sia bisogno" ho risposto.
"Per favore non essere arrabbiato" ha detto con le lacrime
agli occhi.
"Io non sono arrabbiato... Sono solo... confuso, penso. Sembra
tu sia affascinato nel farmi fotografie." Lui ha distolto lo
sguardo e non ha risposto.
"Vieni Enzo... siamo amici; possiamo parlarne."
"Chi non sarebbe affascinato?" ha detto finalmente.
"Guardi quelle foto, la composizione può essere banale o
l'illuminazione sbagliata, tu sembri sempre bello. È impossibile
farti una brutta fotografia."
"Quindi è tutti qui, uno studio di composizione, un
esperimento?"
"No, hai letto la dedica, penso tu sappia cosa vuole
dire."
"Pensi di essere innamorato di me?"
"Sono sicuro di quello che sento per te."
"Forse hai ragione; mi dispiace ma devi capire che posso avere
dei dubbi. Fino ad alcuni minuti fa pensavo tu fossi etero...
Pensavo tu amassi Lisa."
Enzo ha singhiozzato. "So da anni di non essere etero. Fin
dalle medie ero interessato agli altri ragazzi. Davo sbirciatine
furtive nello spogliatoio o compravo riviste di bodybuilding solo
per guardare le foto, ma non ho mai seriamente preso in
considerazione di andare con un altro ragazzo. Poi ho incontrato
Lisa quando ero matricola e ho smesso completamente di guardare gli
altri ragazzi, l'amavo ed era tutto quello che desideravo. L'amo
ancora, ma non lo sono fino in fondo, lo pensavo prima di incontrare
te. Non sto sveglio la notte pensando a lei come penso a te. Il mio
stomaco non si sconvolge quando sono con lei come fa quando sono con
te. I ragazzi che guardavo al liceo ed all'università erano solo
dolcezze per gli occhi. Tu sei molto di più di questo." Ed è
venuto a sedere vicino a me sul sofà. "Io amo tutto di te: il
tuo fascino, il tuo stile, la tua intelligenza, i tuoi occhi, il tuo
sorriso... le tue labbra."
Si è chinato a baciarmi, io non ho resistito anche se sapevo che
avrei dovuto. Quando ho sentito la sua lingua ballare contro i miei
denti, ho perso il controllo della ragione e ho dato sfogo ai miei
istinti carnali. Ho lasciato che la sua lingua scivolasse nella mia
bocca e l’ho succhiata. Il suo bacio era potente e pieno di
desiderio, mi sono chiesto se era come quando baciava Lisa. Merda,
Lisa? Ho lasciato la sua lingua e l’ho fissato negli occhi.
"Io non penso che dovremmo farlo" ho detto resistendo al
desiderio che saliva ed all'elettricità sessuale che c’era tra di
noi.
"Perché?" Sembrava così ferito, così disilluso, e
questo non ha fatto che aumentare il conflitto tra ragione ed
emozione dentro di me.
"Io non ti amo, Enzo"
"Questo non è vero" ha detto accarezzando la protuberanza
tra le mie gambe. "Non penseresti a me così."
"Mm... ma, e Lisa?"
Si è chinato per un altro bacio ed io ho avuto la risposta che
volevo. Ho succhiai di nuovo la sua lingua nella mia bocca e mi sono
unito a lui in un altro bacio bagnato, appassionato. Mi sono
staccato dal bacio e mi sono alzato. Gli ho detto di alzarsi accanto
a me per permettermi di spogliarlo; mi ha ubbidito ma è sembrato
improvvisamente incerto della situazione in cui si era venuto a
trovare. Gli ho dato un bacio rassicurante e ho alzato il bordo
della sua maglia. Come un bambino che viene spogliato ha alzato
obbedientemente le braccia e mi ha permesso di far scivolare la
maglietta oltre la testa. Ho ispezionato ogni centimetro del suo
corpo pallido e liscio, dalle spalle lentigginose e larghe alla
striscia rossa ed ardente che dall’ombelico scendeva verso la
cintura dei pantaloni. Sicuramente non era un bodybuilder ma il suo
torace era bello e solido e lo stomaco liscio e stretto.
Visibilmente imbarazzato per come lo guardavo, si è dimenato, non
sapeva cosa fare con le braccia. Aveva un atteggiamento così
grazioso con le braccia piegate e la testa inarcata indietro. Gli ho
raddrizzato le braccia e l’ho baciato delicatamente sul collo, poi
sulla spalla e sul torace. L’ho sentito sospirare quando le mie
labbra sono entrate in contatto col suo capezzolo che si ingrossava,
che si induriva. Vi ho roteato intorno la lingua, l’ho
mordicchiato. Ha afferrato il retro della mia testa e me l’ha
spinta contro il suo torace. Ero felice di obbedire alla sua
richiesta silenziosa e ho cominciato a succhiargli la tetta. Ho
leccato e succhiato come un vitello affamato mentre facevo roteare
l’altro capezzolo tra pollice ed indice. Da come mi accarezzava i
capelli ho supposto che gli piacesse quello che stava provando, ma
non ha emesso mai un suono. Non ero abituato ad avere un partner
silenzioso e mi sono proposto di postarlo a gridare per tutto il
tempo che l’avrei amato.
Ho cominciato a muovermi per abbandonare la sua tetta che a quel
punto era rossa e gonfia. Gli ho dato a tutte e due una leccata di
addio prima di tessere un sentiero di baci abbassandomi al suo
stomaco tremante. I pantaloni stavano a malapena appesi alla sua
vita magra, mettendo in mostra le sue ossa iliache ed era possibile
vedere spuntare il suo cespuglio. Gli ho bagnato l’ombelico con la
lingua mentre le mie dita sbottonavano alla cieca i suoi pantaloni;
un piccolo strattone ed un piccolo dimenarsi e sono scivolati oltre
le sue anche strette. Molto convenientemente non portava biancheria
intima ed io ora ero occhio a occhio col suo orgoglio e la sua
gioia.
Il cazzo non era ancora completamente duro, ma era già abbastanza
impressionante. L’ho afferrato e l’ho accarezzato delicatamente
portandolo alla completa rigidezza. Chi avrebbero pensato che il
giovane e mite Enzo contenesse tanto calore: una grossa torre
d'avorio di venti centimetri sporgeva da un ordinato nido di peli
pubici rossi. Era anche più pallido del resto del suo corpo, si
poteva vedere chiaramente ogni vena attraverso la pelle traslucida
ed tesissima. Mi sono leccato le labbra e l’ho guardato in viso.
Lui ha guardato me che fissavo il suo cazzo come fosse un
pasticcino, avevo uno sguardo affamato, volevo proseguire nel gioco,
ma volevo sentirlo dire da lui.
Gli ho baciato e leccato la punta del cazzo senza mai prenderlo in
bocca. Potevo vedere la frustrazione che gli saliva negli occhi e
potevo sentire il desiderio che gli gonfiava il cazzo. Mi sono
limitato ad aprire invitantemente la bocca, rifiutando però
l’ingresso quando lui ha spinto in avanti le anche. Il mio
stuzzicare lo stava facendo impazzire, riducendolo ad una sequenza
patetici di piagnucolii e lamenti. Ho avvolto le labbra intorno alla
cappella e le ho dato un rapido, potente succhio, costringendo il
mio amante ritroso ad un altro lamento.
"Unh... Gian Paolo... " Ha cominciato, poi le parole gli
si sono fermate sulla lingua. Ho succhiato di nuovo la testa e
l’ho visto lottare per provare di nuovo. I suoi freni hanno
cominciato a sbriciolarsi quando ho succhiai rapidamente la metà
del suo attrezzo palpitante nella mia bocca e poi l’ho rilasciato,
erano completamente distrutti quando ho schiaffeggiato la lingua
distesa lungo la grossa verga.
"Oh Dio... succhialo!" ha sibilato. "Per favore
succhiami il cazzo prima che impazzisca!" Era musica per le mie
orecchie, non era possibile rifiutare tale richiesta di aiuto. Ho
aperto la bocca e ho attirato lentamente quell’uccello gagliardo
nella mia bocca finché la testa non mi ha riempito agevolmente la
gola. Era grosso e non era facile prenderlo ma ci stava tutto.
Prendendo una chiappa in ogni mano ho cominciato il pompino che
entrambi stavamo aspettando.
Qualche volta esagero succhiando forte ed emettendo suoni per
eccitare il ragazzo; con Enzo non dovevo esagerare, era la prima
volta da lungo tempo che facevo tanta fatica a succhiare un cazzo.
"Oh cazzo sì, succhiami il cazzo Gian Paolo! Guardami mentre
fai scivolare il mio grosso cazzo dentro e fuori della tua bocca...
oh sì, è così fottutamente eccitante! Mm, sì, bagnalo... Mi
piace."
Non era più silenzioso, avevo creato un mostro. Il suo parlare
sporco tuttavia era molto sexy e, col gorgoglio che usciva dalla mia
gola, mi stava eccitando come si poteva vedere dalla mia verga. Per
il momento ho messo da parte le mie necessità e ho continuato a
bagnare il suo splendido cazzo. Il suo corpo ha cominciato a
tendersi, era la strada che portava all’orgasmo e partiva dal suo
piccolo culo sodo che si contraeva. Ho estratto il cazzo dalla mia
bocca e mi sono tirato indietro. È sembrato quasi adirato per il
fatto che mi ero fermato, ma sapevo che poi sarebbe stato felice nel
provare quello che avevo progettato.
"Ti voglio completamente nudo" ho detto iniziando a
togliergli le scarpe.
Si è seduto sul sofà per togliersi con più facilità scarpe,
calze e pantaloni. Sembrava molto meno innocente seduto nudo sul
divano, con le sue gambe allargate ed il grosso cazzo che puntava al
cielo. Ho fatto scivolare in avanti le sue anche sul divano e gli ho
alzato le gambe per mettere in mostra il suo buco del culo vergine.
"Cosa stai facendo?" ha chiesto freneticamente.
"Rilassati, ora tornerai giù."
Sembrava preoccupato, fissando il suo buco mi sino impegnato sulla
fessura stretta, mi sono sputato su di un dito e l’ho passato
intorno all'apertura finché non l’ho sentito rilassi un po’. Mi
sono succhiato il dito per bagnarlo bene e poi l’ho fatto
scivolare lentamente nella sua condotta. Si è dimenato ed
imbarazzato ha tentando di sloggiare l'invasore dal suo culo, ma io
ho spinto la mano e ho seppellito il dito sino alla nocca, l’ho
mosso sino a che non ho trovato il punto. Ha smesso di contorcersi
ed io ho capito di averlo trovato. Il suo sfintere ha afferrato
ermeticamente il mio dito che ha cominciato a muoversi dentro e
fuori. Enzo ha cominciato a contorcersi di nuovo, questa volta per
attirare di più il mio dito nel suo culo affamato.
Ha piagnucolato come un animale torturato e questo mi ha detto che
nessuno aveva giocato prima di allora col suo buco e quanto gli
piaceva. Nessuna sorpresa, col dito che continuava a solleticargli
la prostata, ho spalancato la bocca per accettare di nuovo il suo
cazzo rigido. Enzo ha emesso un ringhio selvaggio e si è arcuato
indietro, spingendo di nuovo la sua grossa verga nella mia gola.
Ho ingoiato il suo uccello bianco come un giglio sperando che questo
lo distraesse dal fatto che gli stavo introducendo un secondo dito
nel “tombino”. Non c'era bisogno di nasconderglielo, era già
pronto. Il suo culo affamato ha ingoiato rapidamente il mio secondo
dito nelle sue profondità spugnose.
Ho sloggiato la sua verga dalla mia gola, era sdrucciolevole e
luccicante coperta da uno spesso strato di saliva. L'altra mano era
furiosamente occupata a fargli un ditalino al culo. Gli stimoli
combinati ben presto sono diventati più di quello che Enzo potesse
sopportare. Il suo corpo si è teso, il suo culo si è stretto sulle
mie dita e le sue palle gli si sono contratte contro il corpo.
Ho sentito il cazzo pulsare nella mia mano mentre il primo fiotto di
sperma si alzava nell'aria. È atterrato sul suo torace ansante,
seguito da un altro e poi da un altro. Sembrava non smettesse mai di
venire spruzzando litri di sborra sul suo torace, sullo stomaco,
sulla mia faccia e sui miei capelli. Gli ultimi spruzzi del suo
carico potente finalmente sono gocciolati fuori dal suo cazzo che ha
continuato a pulsare fino a che il rubinetto non si è asciugato. Ho
dato alcuni colpi al suo attrezzo con la mia mano fradicia di sborra
poi ho leccato ambedue per pulirli. Il suo sperma era dolce e
fresco, come mi aspettavo, come lui. Ho cominciato a sentire i
tormenti della colpa per quello che avevo appena fatto: avevo sempre
detto che non avrei mai dormito con qualcuno che mi amava a meno che
non lo amassi anch’io. Ed anche se tecnicamente non avevo dormito
con Enzo, le conseguenze erano le stesse, potevo già potrei vedere
le tracce di un sorriso felice che saliva sulla sua faccia. Non era
il genere di soddisfazione che viene dopo aver chiavato con un
estraneo casuale; era la gioia di fare l'amore con qualcuno che si
ama.
"Era incredibile, Gian Paolo. Nessuno mai mi ha fatto sentire
così prima di oggi. Io non posso aspettare... "
"Faresti meglio ad andare a fare una doccia" l’ho
interrotto. "Ti sentirai ben sporco quando questa roba si sarà
asciugata."
È sembrato confuso, ma in ogni modo si è alzato dal sofà ed è
andato trottando in bagno. Io ero esaurito, ho pensato che forse la
cosa migliore da farsi era andare a dormire e parlarne il mattino
dopo. Sono andato nella camera degli ospiti e sono crollato sul
letto, non c’è voluto molto perché mi addormentassi cullato dal
rumore della doccia che Enzo stava facendo. Quando mi sono svegliato
Enzo era seduto tranquillo su una sedia accanto al letto. Aveva
indosso solo un asciugamano avvolto intorno alla vita e stava
guardandomi dormire, io presumo.
"Cosa stai facendo?" Ho chiesto.
"Ti guardo dormire."
"Da quanto tempo sei lì?"
Ha alzato le spalle. "Da circa un'ora penso".
Il pensiero di lui che mi guardava dormire era raccapricciante e
romantico. E lui sembrava così contento. Cosa avevo fatto?
"Sembravi così tranquillo, probabilmente potrei guardarti
dormire ogni notte."
Ho sospirato. "Venia qui, Enzo, dobbiamo parlare."
"So già quello che dirai" ha detto alzandosi dalla sedia
per sedersi accanto a me sul letto.
Mi sono girato e mio sono appoggiato ad un gomito. "Non voglio
mentire."
"Non preoccuparti; io so già" ha detto facendo scivolare
una mano sotto la mia camicia.
"Enzo, fermati" ho detto, ma lui ha ignorato la mia debole
resistenza e ha continuato ad accarezzarmi cautamente un fianco.
"Perché stai lottando? Tu lo vuoi come lo voglio io." La
sua mano è andata verso il mio cazzo che si stava già indurendo.
"Veda? Te l’ho detto."
Non ho fatto resistenza quando mi ha fatto rotolare sulla schiena.
Io sono debole, non ho alcun problema ad ammetterlo. Ma se sentiste
le sue mani forti che cercano il vostro pacco, anche voi sareste
deboli. Mi accarezzava il corpo facendo scivolare contemporaneamente
la mia camicia verso l’alto. Ora, col mio torace completamente
scoperto, si è chinato e mi ha baciato i capezzoli. Mentre leccava
e stuzzicava le mie tette, le sue mani erano occupate coi miei
pantaloni.
Ho alzato le anche per permettergli di far scivolare in giù i
pantaloni, li ho calciati via mentre lui estraeva la mia erezione
furiosa dai boxer. L’ha guardato curioso e gli ha dato alcuni
colpi esitanti. Guardandolo mi sono ricordato di come ero
affascinato la prima volta che ho preso in mano il cazzo di un
altro. La curiosità è diventata desiderio quando ha visto la prima
goccia chiara di liquido pre seminale che usciva dall’uccello.
Quasi istintivamente ha cacciato fuori la lingua e ha leccato la
punta pulendola. Ha assaporato il gusto per un momento estraendo poi
un'altra perla di nettare dal mio attrezzo dolorante sopra la sua
lingua in attesa. Ha continuato per un po’ finché la cappella non
è stata rivestita del mio liquido pre seminale e della sua saliva.
Poi ha avvolto le labbra intorno alla verga luccicante e ha
succhiato fuori il succo del mio cazzo come da una cannuccia.
"Unh, ooh... " Mi sono lamentato. "Se continui così
mi farai sborrare troppo presto".
Ma Enzo voleva il gusto di cazzo e non voleva fermare il banchetto;
ho pensato che avesse fame di cazzo, perché fare uno spuntino
quando si può avere un pasto intero? Afferrando una manciata di
capelli e tenendo la sua testa con forza, ho spinto la mia carne
nella sua bocca finché non ho sentito che la punta colpiva il
fondo. Da bravo ragazzo non ha smesso mai di succhiare anche quando
il mio attrezzo gli ha riempito completamente la bocca. Calcolandolo
il tempo giusto ho spinto in profondità nel momento in cui lui
ingoiò un altro carico del mio liquido pre seminale. Il mio cazzo
è scivolato diritto nella sua gola. Si è lamentò e ha sorriso il
suo miglior sorriso.
"Sì Enzo così. Ce l’hai tutto in gola. Ora succhialoi.
Avanti... sì, così."
Guidato dalle mie parole di incoraggiamento Enzo ha succhiato
impazientemente la mia carne, movendo la testa su e giù, era bello
ma inesperto, un giorno o l'altro sarebbe diventato un grande
succhiacazzi.
"Cazzo, sto sborrando!" Ho gridato.
Seguendo il suo istinto ha estratto appena il cazzo della sua gola
per fermare l'eruzione imminente. "Non ancora", ha detto
ansante. "Non fino a che non mi avrai chiavato con quella
cosa."
"Sei sicuro? Io sono abbastanza grosso e tu non sei mai stato
fottuto prima".
"Sono sicuro. Io so che è probabile che faccia male dapprima,
ma voglio sentirti dentro di me. Il mio culo sta prudendo in attesa
del tuo cazzo."
"Bene, allora vieni qui e mostrami di nuovo quel culo".
Enzo si è girato obbediente e mi ha presentato il suo buco da poco
pulito dalla mia bocca affamata. L’ho aperto e ho spinto dentro la
lingua più che potevo. Aveva ragione: il suo culo prudeva dal
desiderio di essere riempito; ha dimenato selvaggiamente il culo
vergine mentre io tentavo di muovere la lingua nella sua condotta.
Ho fatto scivolare dentro facilmente un dito, poi un secondo ed un
terzo. Ho estratto le dita e ho ispezionato il buco bagnato e
aperto. Era pronto.
Gli ho dato un allegro ceffone sul culo prima di fargli segno di
voltarsi. Si è girato di nuovo e ha posizionò il culo in su verso
il mio cazzo che si contorceva nell’attesa. Ho avvicinato il mio
attrezzo al suo culo vergine e stretto e poi ho lasciato che Enzo ci
cadesse sopra. La sua faccia ha mostrato dolore ma lui voleva essere
chiavato. Ho capito di essere dentro quando ho sentito le sue
chiappe pigiate contro le mie palle e dalla smorfia sulla sua faccia
si capiva che faceva un male d’inferno. Mi sono messo a sedere e
l’ho baciato.
"Fatto baby, l'hai tutto dentro, ora rilassati." L'ho
baciato di nuovo e gli ho stretto con forza il culo.
"L'ho desiderato per tanto tempo, ma fa dannatamente
male."
"Sì, lo so; ti stai comportando bene babt."
La sua smorfia si è rilassata mentre si abituava ad avere il retto
stirato alla sua massima capacità, poi l'ho sentito lentamente
avanzare e retrocedere dondolando, facendo muovere un po' il cazzo
dentro e fuori di lui. Doveva essere bello da come si lamentava e
roteava gli occhi, sicuramente quanto piaceva a me. Mettendo le mani
sul mio torace per appoggiarsi, Enzo ha pressocché alzato le anche
fino a che il mio cazzo non è scivolato fuori poi si è buttato di
nuovo giù; l'ha ripetuto alcune volte, dimenando le anche in uno
stretto cerchio dopo ogni colpo. Si stava fottendo con tanta forza
che era inevitabile che si sarebbe stancato rapidamente.
"Sdraiati su di un fianco, lascialo fare a me per un po'."
Enzo ha obbedito felice, si è tolto il cazzo ed è balzato giù sul
letto accanto a me. Mi sono messo dietro di lui, gli ho alzato la
gamba e ho immerso di nuovo il mio attrezzo nel suo tubo. Abbiamo
emesso ambedue gemiti di soddisfazione; io assaporavo la sensazione
del suo retto che mi strizzava l'asta che cominciava a pomparlo
lentamente. L'ho baciato amorosamente sul collo e sulle spalle
mentre aumentavo il ritmo. Per tutto il tempo lui si è lamentato e
ha uggiolato di delizia.
Si accarezzava il cazzo in unisono col mio fottere, io ho chiuso con
forza le mie dita sulle sue e l'ho aiutato a scuoiare il suo osso. I
suoi lamenti sono diventati sempre più forti, ho capito che si
avvicinava sempre più ed anch'io mi stavo avvicinando. Ben presto
ho sentito il suo culo attenagliare la mia verga ed il suo cazzo
contorcersi nelle nostre mani. Ha sprizzato per due volte un carico
grande come il precedente e ha schizzato tanto forte che le nostre
facce sono rimaste bagnate da fili di sperma caldo. Il tremito del
suo buco è stato sufficiente a provocare il mio orgasmo ed io glio
ho riempito l'intestino di sborra.
Eravamo ambedue esausti, ci siamo addormentati col mio cazzo e la
mia sborra ancora nel suo culo ed il suo carico che intonacava le
nostre facce e le nostre mani. Mi sono svegliato la mattina seguente
con l'erezione mattutina che riempiva con forza il suo buco. Ho
preso in considerazione di fare un'altra passeggiata di prova ma
alla fine ho deciso di estrarlo e fare una doccia.
Ero a metà doccia quando ha infilato la testa nella la tenda e mi
ha chiesto se poteva unirsi a me. L'ho fatto entrare e ci siamo
lavati, baciati ed accarezzati l'un l'altro. Si è offerto di
prepararmi la colazione ed io ho accettato. Abbiamo mangiato in
silenzio; nessuno di noi voleva parlare di ciò che avevamo in
mente.
"Non voglio che tu ti senta obbligato" alla fine ha detto.
"Sapevo che si sarebbe trattato solo di sesso. Ma voglio che tu
sappia che passare una notte con te è stata la cosa migliore che mi
sia mai accaduta. Ed io ti amo, probabilmente più di prima."
"Hai ragione, era solo sesso, ma il sesso è una forza potente,
può confondere i problemi o renderli più chiari. Stare con te mi
ha fatto rendere conto di quanto io mi preoccupi effettivamente di
te... di quanto ti ami. Penso di aver avuto paura di ammetterlo, ma
ora sarei stupido a negarlo."
"E quindi? " ha chiesto timoroso della mia risposta.
Ho alzato le spalle e ho sorriso. "Non so, ma qualche cosa
combineremo."