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L'alfabeto degli amori

Carlo

Gallerie Porno Gratis: GayC'è una legge non scritta che quando ti separi da qualcuno, qualsiasi sia il modo in cui ti separi, ti separi anche dai suoi amici. È permesso intrattenere dei rapporti occasionali, ma niente di più, è proibito severamente. Chiunque tenti di mantenere l’amicizia viola il codice della lealtà. Così è stato quando mi sono separato da Aurelio. Gran parte delle persone a cui ero affezionato e la cui allegra compagnia mi divertiva, sono svanite improvvisamente dalla mia vita. Sebbene la cosa fosse triste ho capito che era così che doveva andare.
Di tutti gli amici di Aurelio quello che mi è più mancato è stato Carlo; loro erano amici dalla nascita, erano come fratelli, la cosa più simile ad un fratello che entrambi avessero mai avuto. Erano come gemelli, si vestivano allo stesso modo, parlavano allo stesso modo e compivano anche gli anni insieme. Si assomigliavano anche come fratelli; Carlo era un po’ più alto e meno muscoloso di Aurelio; i suoi capelli erano di un biondo più scuro ed i suoi occhi erano marrone chiaro e non azzurri come quelli di Aurelio, ma c'era una certa somiglianza fra di loro. Oh sì, e litigavano come fratelli. Carlo era irascibile ed impetuoso; Aurelio era un equilibrato perfezionista. La maggior parte del tempo le loro differenze si bilanciavano, ma quando non accadeva... oh sì, la cosa diventava pesante. I loro scontri erano leggendari all’università. C'erano volte in cui un semplice battibecco finiva in urli, pugni e lotte. Continuavano per ore poi improvvisamente come era iniziata la lotta finiva in tregua e ritornavano ai loro modi allegri.
Il loro legame era così profondo che poche persone lo capivano; devo ammettere che anch’io ho avuto difficoltà ad affrontare la loro amicizia, qualche volta anch’io sono stato geloso dell'affetto che li legava. Anche se Carlo non era gay e non c'era alcuna possibilità di infedeltà sessuale, a me sembrava ogni tanto che Aurelio amasse Carlo più di me, qualche volta. Ma con il procedere della mia relazione con Aurelio aumentava la mia amicizia con Carlo. Lentamente ho cominciato a capire la natura della loro comunanza e ho iniziato a considerare anch’io Carlo come mio fratello. Carlo si mostrava come una sorta di poltrone ma non l’ho mai visto fare del male a qualcuno ed era la persona più premurosa che conoscessi; sono andato spesso da lui per consigli, specialmente su questioni riguardanti Aurelio, aveva sempre un consiglio saggio. Talvolta passavamo la sera, solo noi due, e parlavamo di tutto; mi mancavano quelle chiacchierate.
Avevo pensato di chiamarlo dopo il “divorzio” ma noi tutti conosciamo le regole. Anche se Carlo rispettava raramente le regole dell’etichetta, era intensamente fedele ad un amico, specialmente ad Aurelio; quella era una regola che ero sicuro non avrebbe mai rotto. Quindi potete immaginare la mia sorpresa quando mi ha chiamato una sera, dopo pressoché un anno di silenzio.
"Ehi GP, come ti va?"
"Carlo?" Nessun altro mi chiamava GP. "Oh mio Dio, cosa diavolo succede?"
"Così."
"Stavo proprio pensando da quanto non ti sentivo."
"Anch’io. Ho pensato un milione di volte di chiamarti."
"Sì, perché non l’hai fatto?" Ho chiesto.
"Per la stessa ragione per cui tu non mi hai chiamato".
Ho pensato per un minuto a cosa rispondere poi ho chiesto, "Allora perché hai chiamato?"
Per un minuto c’è stato solo il borbottio tranquillo della linea telefonica. "Ho chiamato solo per controllare se eri ancora vivo. Volevo sapere cosa avevi fatto dopo... bene, sa cosa." Ecco il tipo di la conversazione inevitabile che io avrei voluto tanto evitare.
"Me la passo bene."
"No, davvero, come va?"
"Io sto bene... seriamente. Che scelta ho ad ogni modo? Io non posso rinunciare a questa vita ed Aurelio merita qualcosa di meglio. Merita di avere un amico che stia a casa più di due mesi all'anno."
"Queste sono cazzate, uomo! Voi due avreste potuto tentare, ma non avete provato".
"Carlo... "
"No, ragazzo, lasciamelo dire. Voi due siete l’uno per l’altro, merda, vorrei avere io una relazione come la vostra. Ma avete gettato via tutto."
"Carlo... "
"Eravamo come una famiglia, pensavamo di rimanere insieme per sempre, tutti e tre, non avreste dovuto separare una famiglia così. È stata decisamente una cazzata!"
"Carlo, fermati!" L’ho implorato cercando di combattere l’angoscia. "Non voglio parlarne ora".
"Parli come Aurelio, di quello che non vuoi. Bene, ed io, huh? Voi due sapete quello che voglio io? Vi odio tutti e due!"
Ha sbattuto giù il telefono con tanta forza che posso ancora sentire il tintinnio nell’orecchio. Dovevo ricordarmi di dirgli di non esprimere una tale ira in un cordless. Avevo già sentito Carlo arrabbiato, ma questa volta c'era un che insolito di amarezza e disperazione nella sua voce. Avevo imparato che era meglio dare a Carlo il tempo di calmarsi quando era alterato, ma non potevo permettergli di restare così. L’ho richiamato. "Chi è!" ha gridato nel telefono. "Carlo, ascolta, penso che noi dobbiamo parlare di quello che ti angustia."
"Oh, vuoi parlare di me ora? Fottiti! Io non ho nient’altro da dire."
"Allora perché mi rispondi al telefono?"
Ho sentito il suo risentimento indignato all'altra estremità. "OK, vuoi parlare? Ti sto ascoltando" ha ringhiato.
"Non al telefono" ho detto "E certamente non in pubblico" ho aggiunto tentando di evitare uno show in pubblico. "Posso venire da te?"
Ha esitato per un minuto, pei alla fine si è addolcito "Bene" e ha appeso di nuovo.
Ho respirato profondamente, mi sono vestito e sono uscito. Stavo per prendere la macchina ma Carlo stava a pochi isolati da me e la passeggiata mi avrebbe dato tempo di pensare ed a lui tempo di raffreddarsi. Abitava poco dopo la casa di Aurelio, avrei potuto chiedergli di venire anche lui, girato l’angolo ho visto la macchina di Aurelio parcheggiata di fronte a casa sua, ma le luci della casa erano spente. Arrivato a casa di Carlo ho suonato il campanello, non ha risposto, ho spinto con forza la porta, sono entrato e l’ho chiusa dietro di me. Carlo era vicino alla porta e mi fissava a braccia conserte, non l’ho riconosciuto, normalmente era sempre così pulito e ben vestito, invece stava con i capelli arruffati nell'atrio semi buio. Portava un paio di boxer ed un accappatoio pieno di toppe; sembrava non si fosse raso da alcuni giorni. Stava piangendo... ed aveva anche bevuto. Per telefono non era possibile capirlo, ma ora ne sentivo l’alito. "Sei ubriaco" ho sibilato."
"Non sono ubriaco... non ancora. Se vuoi farmi la predica, puoi voltarti e tornare a casa tua... teniamoci ognuno il nostro dolore."
"No, sono venuto per vedere cosa ti sta succedendo."
"Te l’ho già detto cosa sta succedendo" e si è avviato verso il soggiorno e gettandosi a faccia in giù sul divano.
C’erano fazzoletti di carta usati e bottiglie di birra vuote per tutta la stanza.
"Capisco che tu sia dispiaciuto perché ci siamo separati, ma perché ora? Sono passati otto mesi."
"Sai cos’è oggi?" mi ha chiesto girandosi sulla schiena.
Ci ho pensato e poi ho detto "Sì, è la sera della piscina."
"OK, ci andavamo ogni settimana, sai che abbiamo perso 31 sere in piscina?"
"È tutto qui, solo per una stupida piscina?"
Si è seduto, ha aperto un’altra bottiglia e ha preso sorsata.
"Non è per quello, è per noi!"
Ha sbattuto la bottiglia sul tavolo. Mi sono seduto accanto a lui e l’ho circondato con un braccio, non sapevo che altro fare.
"Mi manchi tanto GP" ha detto e ha appoggiato la testa sulla mia spalla. Ha singhiozzato piano mentre io gli lisciavo i capelli.
"Anche tu mi manchi" ho bisbigliato.
Siamo rimasti seduti per un paio d’ore discutendo, parlando fino a che lui non si è assopito. Ho tentato di alzarmi per prendergli una coperta, ma la sua testa era sul mio grembo ed un braccio mi cingeva le gambe. Si è svegliato non appena mi sono mosso.
"Dove stai andando?"
"Volevo prendere una coperta per te... poi pensavo di tornare a casa."
"No, non puoi andare via. Dobbiamo parlare".
"Sono le tre di notte ed io sono esaurito. Ritornerò domani e potremo discutere più a lungo."
"Puoi dormire qui, vieni." È saltato su dal divano e mi ha trascinato per un braccio. "Puoi dormire nel mio letto. Solo... per favore non andare."
Mi sembrava tanto triste, non l’avevo mai visto così. Quindi, contro voglia, ho accettato. L’ho seguito in camera da letto. Ho calciato via le scarpe mentre lui frugava nell’armadio.
"Puoi mettere questo" mi ha detto mostrandomi un pigiama rosso.
"Grazie" ho detto e l’ho preso.
Non era mai stato usato e non c’era da sorprendersi perché Carlo dormiva con i boxer o con niente del tutto come facevo io. Ho pensato che volesse essere pudico perché tecnicamente non eravamo più amici; mi aspettavo che lasciasse la stanza per permettermi di cambiarmi. Mi ero già spogliato altre volte davanti a lui, ma questo quando eravamo amici. Mi si è avvicinato quando ha visto che non mi svestivo.
"Sei stanco, lascia che ti aiuti" ha detto e ha cominciato a sbottonarmi la camicia. Sapevo che avrei dovuto fermarlo, ma non potevo e forse non volevo. Invece l’ho guardato aprire con metodo un bottone dopo l’altro. Mi ha tirato fuori la camicia dai pantaloni e ha aperto gli ultimi due bottoni. La camicia è caduta esponendo il mio torace all'aria fresca. I capezzoli immediatamente hanno reagito alla sensazione. Mi è sembrato intenzionale il suo modo di strisciarvi sopra le mani per far scivolare la camicia dalle mie spalle. Certamente era solo la mia immaginazione. L’ho guardato negli occhi che erano concentrati sul mio torso nudo. Io ho continuato a fissarlo negli occhi anche quando è sceso a sbottonarmi i pantaloni. Stavo tentando di leggere il suo viso per capire cosa gli passava per la testa. Ha aperto la cerniera dei pantaloni che sono caduti sul pavimento; ne sono uscito e li ho calciati da parte. Eravamo là a pochi centimetri con indosso quasi nulla, e questo deve averlo costretto a baciarmi perché è stato esattamente quello che ha fatto. Io non ho opposto resistenza come avrebbe fatto una persona sana di mente, ed invece l’ho baciato anch’io.
Mi ricordo che ho pensato che fosse sbagliato baciare il migliore amico, etero, del mio ex ragazzo. Ricordo anche di aver pensato quanto mi piaceva. Il suo bacio era morbido ma pieno di desiderio. Capivo che era sbagliato, ma ho voluto gratificare quel desiderio.
"Domani ci pentiremo" ho detto quando le sue labbra si sono separate dalle mie.
"Ce ne preoccuperemo poi" ha detto spingendomi sul letto.
Sono precipitato sul materasso e lui è precipitato su di me. Mi ha baciato di nuovo mentre le sue mani esploravano goffamente il mio corpo. Le sue dita facevano meandri sul mio torace, giù sul mio stomaco e si sono fermate alla cintura dei miei boxer. Continuava a baciarmi ma io sentivo che era nervoso dal suo respiro affannoso. Ho guidato di nuovo la sua mano al mio torace per fargli capire con non doveva andare oltre. Lui ha tirato via la mano e l’ha fatta scivolare nei miei boxer stringendomi la verga semi eretta.
Non potevo credere a quello che stava accadendo, non avevo mai pensato a Carlo in questi termini, lui era un fratello per me. Quello che stavamo facendo era praticamente incesto. Oltre a tutto lui era etero. Non avevo dubbi che a Carlo non piacevano i ragazzi. Quindi perché stava facendo questo? Ho smesso di preoccuparmi nel momento in cui ha spinto la lingua nella mia bocca. Il mio cazzo immediatamente è aumentato alla massima grandezza nella sua mano. Lui l’ha stretto e poi ha iniziato ad accarezzarlo. Si muoveva nei miei boxer con la sua grande mano e la mia verga dura aveva bisogno di spazio. Mi sono dimenato per uscirne per dargli più spazio per giocare. Carlo si è staccato dal bacio per guardare l’esito del suo lavoro.
"È così strano" ha detto continuando a pompare il mio cazzo nel suo pugno.
"Non dovremmo farlo, lo sai" Ho risposto debolmente.
"Lo so, ma lo voglio."
Si è sputato sulla mano e l'ha usata per lavorare la mia carne un po’ più velocemente. Io mi sono sdraiato di nuovo e ho goduto il piacere proibito che stava dandomi. Ha avvicendato colpi corti, rapidi, su e giù a lunghi colpi di torsione. Scherzava frequentemente sul fatto che si masturbava spesso e dal modo che lo stava facendo ho capito che diceva la verità. Ho guardato in giù per seguire l'azione e ho notato che il suo cazzo era ben sodo e sporgeva dai boxer.
"È il tuo turno" Ho detto e l’ho fatto girare sulla schiena. Mi sono seduto sul suo torace girato verso i suoi piedi e mi sono inclinato in avanti finché i miei occhi non sono stati all’altezza del mostro palpitante. La sua verga era di diciotto centimetri buoni, la dimensione perfetta per succhiarla secondo me. Ho leccato la cappella e ho aspettato la sua reazione. Le sue anche immediatamente si sono alzate dal letto costringendo il suo uccello nella mia bocca in attesa. È scivolato dentro agevolmente, dalla cima alla base giù fino alle palle. Sono andato avanti a succhiare e mordere il cazzo gustando i suoi lamenti di delizia.
"Aurelio l’aveva detto che eri un ottimo succhia cazzi, ma non avevo idea..."
Cosa diavolo?! Non potevo credere che Aurelio aveva parlato a Carlo della nostra vita sessuale. Ancora più importante, non potevo credere che gli aveva parlato di come facevamo sesso. Ad ogni colpo sull’uccello di Carlo diventavo un poco più adirato. Addirittura pensavo di smettere quando ho sentito le mani di Carlo sul mio culo. Mi ha aperto le chiappe e ha sputato sul mio buco increspato, dopo di che ha spinto dentro con un dito quel lubrificante naturale. Ho ansato ed il suoi cazzo mi è sfuggito di bocca.
"Mi piace anche quando una ragazza gioca col mio culo" mi ha confidato mentre il suo dito mi solleticava l'interno dell’ano.
"Mmmm " mi sono lamentato mentre riprendevo in bocca la verga.
"È stretto lì" ha meditato spingendo un secondo dito nel mio condotta. "Ti piace essere fottuto?"
"Mmmm" mi sono lamentato di nuovo continuando a succhiargli il cazzo, sapevo dove voleva parare col suo interrogatorio.
"Pensi che ti faresti chiavare da me?" ha chiesto torcendo le dita dentro, fuori e girandole nel mio retto stretto.
"Pensavo non me l’avresti mai chiesto" ho detto facendo scivolare fuori il cazzo fradicio dalla mia bocca. Prima che potesse fare qualche cosa mi sono girato per essere faccia a faccia con lui e mi sono impalato sulla sua verga. Ha guaito ed io ho emesso gemiti per la sensazione della prima penetrazione. Lui era pronto a venire ma era passato molto tempo da quando qualcuno mi aveva chiavato e volevo assaporare completamente la sensazione che io ricordavo così affettuosamente. Mi sono abbassato con tutto il mio peso, costringendo ogni suo centimetro dentro di me e lentamente ho stretto e rilasciato i muscoli del culo.
"Hoo... hoo com’è stretto!" ha barrito sempre con l’intenzione di prendere l’iniziativa.
Mi sono piegato e gli ho lasciato fare quello che voleva. Ha guardato intensamente il suo cazzo che scivolava fuori dal mio buco e poi scompariva di nuovo nelle mie profondità strette. Ho dimenato lentamente le anche per aumentare il suo godimento... ed il mio. La faccia di Carlo si è contorta mentre muovevo il culo su di lui. Ho capito che quella era la miglior chiavata che avesse mai fatto ma ho capito che sarebbe stata anche la più rapida. I suoi lamenti sono cresciuti di volume e frequenza, la sua faccia è divenuta rosso brillante; era vicino al limite.
"Oh sì, GP, dammi quel piccolo culo dolce! Oooh, è così fottutamente bello buono. Vieni, più veloce... più veloce... "
Ha avvolse il suo pugno intorno alla mia verga e ha cominciato a scuoterla. Era tutto quello di cui avevo bisogno. Un brivido ha attraversato il suo corpo tanto da poterlo sentire tremare sotto di me. Ha allagato il mio culo con la sua sborra appiccicosa e calda ed il suo cazzo palpitante ha spinto contro la mia prostata. Alcuni altri colpi sul mio uccello e Carlo ha provocato il mio orgasmo. Sono venuto spruzzo dopo spruzzo sul suo torace, sullo stomaco e sulla mano. L’ho baciato un'ultima volta prima di crollare accanto a lui. Ci siamo assopiti, lui col più diabolico ghigno d'appagamento sul viso ed io col viso preoccupato.
Mi sono svegliato il mattino seguente in un letto vuoto. Mi sono vestito e sono andato a cercare Carlo. Era seduto in cucina a bere una tazza di caffè e leggere il giornale. Aveva il solito aspetto: pulito, rasato, vestito di fresco e ben pettinato.
"Buon giorno." Ha appoggiato il giornale e mi ha salutato con un sorriso. "Dormito bene?"
"Sì, e tu?"
"Come un bambino, vuoi un po' di caffè?"
"Sì."
Mentre versava il caffè ho pensato a quello che era accaduto e ho cominciato ad avere il “senso di colpa del mattino dopo”. "Carlo" ho borbottato "circa la notte scorsa..."
"La notte scorsa è passata, OK?" Ha messo la tazza di fronte a me e mi ha afferrato la mano. "Non sono pentito di quello che abbiamo fatto, ma penso che sia nostro interesse continuare come se nulla fosse accaduto."
"Sì, suppongo... ma non sarà facile."
"Lo so. Ma tutto quello che so è che ci sono problemi tra te ed Aurelio, ma quello è il tuo problema. Io non voglio dovere scegliere tra i miei due migliori amici mentre loro tentano di risolvere i loro problemi."
Non sapevo cosa per dire, così ho accennato col capo. Lui ha sorriso, mi ha dato un bacio sulla guancia e ha ripreso a leggere il giornale. Da quel giorno i miei rapporti con Carlo sono stati migliori e più stretti. Lui è stato utile ad alleviare la tensione tra me ed Aurelio ed il mese prossimo si sposerà; spero che la sua fidanzata non sappia mai di questa storia.

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