Ho incontrato Aurelio all’università, nei
giorni in cui stavo ancora cercando di capire qualcosa della mia
sessualità. Io ero uno studente del secondo anno, abbastanza
socievole, piuttosto popolare e mi piaceva divertirmi. Lui era più
avanti ed il tipico bravo universitario: intelligente, sportivo,
divertente, ricco ed oh così eccitante! Alto più di un metro ed
ottanta per ottanta chili di muscoli ben distribuiti, aveva capelli
biondi ed occhi verdi.
Tutti volevano starci assieme, e specialmente io. Lui era il primo
ragazzo che mi avesse colpito, ed io non potevo avvicinarlo per
preservare la mia vita; mi intimidiva troppo. Non a causa del suo
comportamento o delle sue azioni, badate. Nessuno poteva incantare
più di lui, era così mondano, poteva parlare di qualsiasi cosa; e
lui parlava con tutti.
Era etera, o almeno si presumeva che lo fosse, anche se nessuno
chiedeva di essere la sua ragazza (o ragazzo) e la sua vita amorosa
sembrava quasi inesistente, però flirtava sempre con una ragazza o
un’altra. Quindi pensando che fosse etero ed avevo paura di direi
qualche cosa che l’offendesse e mi facesse diventare il paria
della scuola. Sembrava amichevole coi ragazzi gay, ma lo era anche
con i ragazzi etero.
Comunque era bellissimo e la sua sola vista mi faceva spappolare il
cervello. Non avevo il coraggio di parlargli e quando finalmente lo
trovai finii per balbettare come un idiota. Aurelio sorrise appena e
tentò di fare del suo meglio per mettermi a mio agio; umiliato
oltre l'immaginazione, mi scusai rapidamente e mi nascosi nella mia
stanza per il resto del fine settimana.
Decisi di salvarmi da ulteriori imbarazzi evitandolo completamente;
chiaramente da quel momento cominciai ad incontrarlo dappertutto: a
mensa, alle feste, alle lezioni. Lui tento di avviare ogni volta la
conversazione con me ed ogni volta io sembravo sempre più sciocco.
Era una fottuta cospirazione.
Un giorno mi stavo riposando in giardino fra due lezioni, era bello
e faceva caldo, così io sono tolto la camicia e l’ho usata coi
libri come cuscino. Stavo sonnecchiando quando ho sentito dei passi
avvicinarsi. Ho aperto gli occhi e ho visto Aurelio che faceva
footing. La prima cosa che ho notato è stata la sua t-shirt grigia
e sudato incollata ai suoi pettorali nerboruti. Mi sono alzato sui
gomiti per vedere meglio.
"Quindi questo è il segreto della tua abbronzatura
assassina" ha detto tra sbuffi di aria.
"Oh no, è del tutto naturale" gli ho risposi con
prontezza sorprendente.
"La genetica può essere così ingiusta" ha commentato
continuando a correre sul posto.
"Che bisogno c’è della genetica quando la si può
comprare?"
"L’abbronzatura forse, ma non il resto del pacco?".
"Credo di non capire... "
"Voglio dire che non si può comprare un tale aspetto; non c'è
un chirurgo plastico al mondo che possa duplicare una cosa così.
Giuro che sento le mutande che precipitano ogni qualvolta ti
avvicini... e anche i sospensori. Seriamente ragazzo, è dura per
uno normale come me avere appuntamenti quando tu sei qui in
giro!"
Non potevo credere a quello che stavo sentendo: la stella dei miei
sogni bagnati che mi diceva che non poteva avere degli appuntamenti
perché io ero meglio di lui. Doveva essere uno scherzo. Voglio
dire, non nego di essere un ragazzo abbastanza bello, ma lui era
pazzo a pensare che chiunque pensasse a me quando c’era lui nei
dintorni.
"Tu non sei proprio normale, tu sei il ragazzo più bello
dell’università" ho detto velocemente. "Voglio dire che
conosco donne che pagherebbero per stare con te."
"Sì" ha detto alzando le spalle. "Ascolta, io devo
finire la mia corsa prima della prossima lezione. Stasera vieni alla
festa?"
"Sicuramente".
"Benissimo" ha detto con un grande sorriso mostrando i
denti perfetti. "Ci vedremo là."
Se ne andò, io lasciai cadere di nuovo la testa sui libri e tentai
di dare un senso alla conversazione. Dopo quello che era successo
non sarei stato capace di riaddormentarmi.
Pensavo che il giorno non sarebbe finito mai, le due lezioni di
un'ora sembravano durare dieci ore. Io non ero mai stato tanto
eccitato in vita mia ma non era il pensiero di una bella birra e
della bella musica quello mi aveva così eccitato. Ho passato in
rassegna tutto l’armadio per scegliere qualche cosa da mettermi.
Erano le quattro e la festa non cominciava prima delle nove, ma io
pensavo che quel tempo l’avrei passato a provarmi tutto ciò che
trovavo nell’armadio.
Mi sono recato al luogo della festa (in conveniente ritardo,
chiaramente) e mi sono subito guardato in torno in cerca di Aurelio.
Era sufficiente cercare il solito gruppo tumultuante che gli
gravitavano intorno. Non c'era, né l’orda né Aurelio non si
vedevano. Ho tentato di nascondere la mia delusione di non averlo
trovato. Non volevo chiedere per paura di sembrare patetico, così
io mi sono rintanato vicino al banco, ho afferrato una tazza di
birra tiepida e mi sono diretto verso l’imbarcadero.
Per qualche ragione non c’era nessuno sul retro della casa, io mi
ci sono diretto per allontanarmi dalla musica techno e dalle
matricole che pensavano di toccare il cielo con un dito per il fatto
di essere stati invitati ad una festa. Ma c'era già qualcuno
sull’imbarcadero ed era Aurelio.
"Lo sapevo che l’avresti fatto prima o poi" ha detto
mentre mi mettevo accanto a lui. "Vieni qui spesso". Mi ha
sorpreso che l’avesse notato.
"Effettivamente."
"Ma allora perché vieni?"
"Per la birra gratis" ho mentito prendendo un altro
bicchiere. Mi viene ancora da aggrottare le ciglia a diciassette
anni di distanza al pensiero del sapore acre di quella birra.
Lui ha accennato col capo e ha sorriso furbescamente guardandomi.
"Sai che è la seconda volta che ci parliamo oggi" ha
detto. "Cominciavo a pensare di non piacerti."
"Non essere ridicolo! Tu piaci a tutti. Voglio dire, cosa
potrebbe dispiacere? Sei intelligente e divertente e
soprattutto..." Ho ingoiato la birra e poi ho d aggiunto
"Di bel aspetto."
È rimasto fermo guardando nel bicchiere di plastica vuoto.
"Non viene da queste parti per la birra, vero?" ha chiesto
alzando verso di me il suo sguardo d'acciaio.
L’ho fissato di nuovo negli occhi. "No, a dire il vero."
E allora Aurelio, il ragazzo dei miei sogni, l'uomo più sexy sul
pianeta, si è chinato su di me e mi ha baciato. Inaspettatamente,
senza preavviso, mi ha solo baciato! Dapprima è stato esitante,
come se volesse vedere la mia risposta. Quando ha visto che non
protestavo, si è avvicinato ulteriormente e ha cominciato a
baciarmi intensamente. Il gusto di birra era forte sulla sua lingua
e sulle labbra, ma era dolce mescolato al suo sapore virile.
Dapprima la cosa mi ha sconcertato. Non potevo crederlo: Aurelio
stava baciandomi! Mi stava baciando veramente! Poi improvvisamente
ho pensato "Sto baciando un altro ragazzo!"
"Qualche cosa non va?" Ha chiesto Aurelio quando mi sono
tirato via. "Io pensavo... non è questo quello che
volevi?"
"Oh ragazzo, lo è. Avrei voluto farlo da molto tempo, ma...
io... io non ho mai fatto questo genere di cose con un altro
ragazzo... Ti sembra strano? Mi ha eccitato."
La preoccupazione e la confusione che gli avevano fatto aggrottare
le sopracciglia sono sparite. Ha sorriso e ha detto "Se la cosa
ti fa sentire meglio, anch’io sono un po’ eccitato. Voglio dire
che sono già stato con altri ragazzi, ma nessuno come Lei; nessuno
che io abbia voluto tanto come voglio te." Il mio cuore è
schizzato. Non una del milione di volte che avevo sognato questo
primo incontro, avevo immaginato qualche cosa del genere. Lui era
l'uomo dei miei sogni, nient’altro che questo. Ma lui era là che
aspettava impazientemente che facessi la prossima mossa ed io a
momenti lo deludevo. Mi sono chinato in avanti e l’ho baciato.
Questa volta non avevo intenzione di togliermi.
Qualsiasi apprensione avessi avevo prima se n’era completamente
andata. Ho risposto ad ogni sua leccata di passione con una leccata,
ad ogni piccolo morso con un piccolo morso. Ci siamo esplorati uno
il corpo vestito dell’altro, mentre entravamo in una vera frenesia
sessuale. Ho iniziato ad alzargli la maglietta ma lui si è
divincolato.
"Non qui" ha detto ansante. "Andiamo a casa mia,
OK?"
"Va bene" Ho risposi ansando anch’io.
Per "casa sua" pensavo che intendesse la sua stanza al
pensionato, ma quando mi ha condotto al parcheggio, ho compreso che
intendeva il suo appartamento in città. Siamo saliti sulla sua
Porsche ed in cinque minuti eravamo sulla statale. Aurelio picchiava
sull’acceleratore e la piccola macchina sportiva andava sparata
nella notte, con un ringhio selvaggio che ha incarnava l'energia
sessuale che noi stavamo lottando per contenere.
"Possiamo sentire della musica?" Ho chiesi pensando che
questo mi avrebbe aiutato a dimenticare la mia eccitazione.
Aurelio ha fatto scivolare un CD nel lettore ed alcuni secondi più
tardi un basso motivo dolcissimo è uscito dalle casse. Poi iniziò
la voce con lamenti seducenti e richiami come di sirena dalla voce
di seta. Ho guardato il pilota che stava ghignando nel vedere come
la canzone aveva avuto effetto sulla mia libidine; lui sapeva cosa
stava facendo. Ha messo una mano sulla mia gamba e ha cominciato ad
accarezzarmi la coscia. Io ho inspirato bruscamente poi ho chiuso
gli occhi e ho cominciato a lamentarmi insieme al cantante della
canzone.
Ad ogni chilometro la sua mano saliva un po’ di più lungo la mia
gamba finché non è arrivata all’inguine. Ho aperto le gambe e ho
fatto scivolare le anche in avanti per permettergli un miglior
accesso. Ha messo la sua grande mano sul mio cazzo e sulle mie palle
e ha cominciato a stringerli al ritmo della canzone.
Con l’aumentare del ritmo della canzone aumentavano la velocità
di guida e l'intensità del massaggio al cazzo. Preso dalla velocità,
dalla musica e dall’azione della sua mano esperta, io mi caricavo
sempre più e stavo per sborrare nei pantaloni quando lui ha tolto
la mano. È entrato in un garage e nel momento in cui si è fermato
nel parcheggio, la canzone frenetica è finita. Si è chinato verso
di me e mi ha baciato, poi è saltato fuori dalla macchina.
Siamo saliti su di un ascensore e prima che le porte potessero
chiudersi, mi è piombato addosso. "Sei sicuro di volerlo
fare?" Mi ha chiesto fra un tenero bacio e l’altro sulle
labbra, sul mento e sul collo. Gli ho risposi dando forte stretta al
suo pacco gagliardo. Le porte dell’ascensore si sono aperte; lui
ha tolto la mia mano dal suo cazzo e mi ha fatto entrare.
Quella sera non ho visto molto del suo appartamento perché siamo
andati direttamente alla camera da letto lasciando dietro di noi una
scia di vestiti.
Ben presto siamo stati nudi e ci contorcevamo sul suo grande letto.
Le mie dita hanno esplorato ogni dettaglio del suo corpo che era più
superbo del mio. Alla fine ho seguito la sottile striscia di peli
scendendo dal suo stomaco duro come pietra fino a che la mia mano
non si è trovata sulla sua verga gonfia. Sono rimasto affascinato
da come il suo cazzo sembrava diverso dal mio: era un po’ più
corto, ma più grosso e coperto da spesse vene. Lui mi ha
schiacciato il collo mentre io gli accarezzavo lentamente il palo.
"Vede come mi fai diventare duro, Gianpaolo?" si è
lamentato. "Divento così ogni volta che ti sono vicino."
"Poi l’adopererai per fottermi."
"Non ancora. Non sei pronto" Ha aggiunto con un ghigno
"Sarà la fine. Ora rilassati e lasciami fare il resto" Mi
ha comandò facendomi rotolare sulla schiena.
Mi è sembrato di sciogliermi nel letto quando lui ha cominciato a
baciare il mio corpo lasciando tracce bagnate sul torace e sullo
stomaco che si rinfrescavano con l'aria. Mi ha baciato la cappella
che picchiava sotto il mio ombelico. Non mi avevano mai fatto un
pompino prima di allora e volevo disperatamente che fosse lui il
primo a farmelo, ma non era nei suoi piani. Ha leccato e baciato
scendendo verso la parte inferiore del membro pulsante finché le
sue labbra non hanno trovato le mie palle.
Si è spostato per inginocchiarsi tra le mie gambe distese, ha
afferrato il retro delle mie ginocchia e le ha spinte alle mie
spalle. Facendolo il mio culo si è aperto mostrandogli il buco
increspato vergine. Io ero nervoso nell’attesa ma lui non mi ha
fatto aspettare molto; mi ha stuzzicato le palle leccandole di tanto
in tanto, poi ho sentito la sua lingua sul perineo prima di dare la
prima leccata esitante al mio buco del culo.
Dapprima è sembrato strano ed invasivo, così ho stretto
istintivamente i muscoli del culo. Aurelio ha continuato a leccare
intorno al mio bocciolo aspettando pazientemente il momento giusto.
Quel momento arrivò dopo poco quando il mio buco non abituato
cominciò a vibrare come il resto di me stesso. Cogliendo
l’occasione, ha spinto la lingua dentro e da quel momento il mio
culo gli è appartenuto.
Ha leccato, succhiato e pungolato furiosamente il mio culo. Stavo già
contorcendomi di piacere quando mi ha ficcato un dito nel buco. La
penetrazione improvvisa è stata sufficiente per spedirmi in un
overdrive sessuale. Lui aveva le mani di un vero uomo con dita
lunghe e nocche grosse. Il mio culo le ha afferrate con forza mentre
scivolavano dentro. I brividi mi hanno attraversato il corpo quando
lui l’ha mosso dentro. Dal mio cazzo dolorosamente rigido è
caduto un torrente di liquido pre seminale sulla mia pancia.
Quando ha presentato un secondo dito ho sentito il culo stirarsi a
limiti nuovi. Ho digrignato i denti e dopo pochi secondi del suo
spingere delicato, i formicolii sono ritornati. Io spingevo contro
la sua mano tentando di far entrare maggiormente le dita e lui ne ha
aggiunto un altro. L'ultimo inserimento non è stato fastidioso
perché in pochi attimi è riuscito ad infilare le tre dita ed a
dimenarle nel mio culo cercando ogni punto sensibile che potevano
trovare. Io ero in estasi ed ero impaziente di provare la vera cosa.
"Fottimi!" Ho ringhiato.
Lui ha sogghignato diabolicamente e si è posizionato tra le mie
cosce. Sostenendo di nuovo le mie ginocchia con le sue spalle, aveva
il pieno accesso al mio buco dolorante. Con la punta della sua
virilità spinta fermamente contro l'ingresso, si è chinato, mi ha
baciato e poi ha spinto le anche seppellendo il suo cazzo nella mia
condotta. È scivolato dentro dal principio alla fine, con un unico
movimento fluido e doloroso. Io ho stretto i denti per lottare
contro il dolore. Lui faceva del suo meglio per confortarmi con baci
morbidi sul viso mentre muoveva le anche in un piccolo cerchio, ed
improvvisamente la punta del cazzo ha colpito qualche cosa in
profondità. Ho abbandonato la presa sulle sue spalle e ho emesso un
gemito gutturale che gli ha fatto sapere che ero pronto.
L’ha estratto lentamente in modo da farmi sentire ogni colpo della
sua grossa asta. Lasciando dentro solo la testa, ha dimenato le
ributtandolo tutto dentro.
"Sì! Oh sì, Aurelio, fottimi il culo... proprio così!"
Era l'incoraggiamento di cui aveva bisogno per cominciare ad arare
il mio ano col suo bastone. Ci ha messo dentro tutto, ogni muscolo
del suo corpo si fletteva e rilassava mentre adoperava il suo tubo.
Il rumore delle sue palle che schiaffeggiano contro il mio culo ha
riempito la stanza. Grugnivamo e sudavamo come maiali. Mi stava
letteralmente fottendo mentre fiumi di pre eiaculazione scorrevano
per i miei fianchi.
"Dannazione che culo meraviglioso!" ha barrito. "Uhn,
sì, mi scoppieranno le palle!"
"Ooh sì, riempimi di sborra!"
Aurelio ha spinto tre volte schiacciandomi al limite le ossa, dopo
di che ha eruttato profondamente nel mio intestino. Io gli ho munto
la verga col culo, determinato ad estrargli anche l’ultima goccia
di sperma caldo. L'ultima convulsione ha provocato il mio orgasmo ed
io ho spruzzato otto o nove getti di sperma spesso sul mio torace e
sul mio stomaco. Uno è atterrato sulle mie labbra ed Aurelio si è
tuffato come un avvoltoio per leccarlo. Poi è crollato su di me; il
suo cazzo lentamente si è ammosciato restando ancora piantato nel
mio buco allargato ed il suo torace ansante spingeva con forza
contro il retro delle mie cosce.
"Era quello che ti aspettavi?" mi ha chiesto ancora
ansante.
"Hmm, Mmm, anche di più. Potrei farlo ogni notte" ho
risposto crogiolandomi nei postumi dell’orgasmo più potente che
avessi mai sperimentato.
Ho sentito di nuovo il suo cazzo sussultare. "Speravo che
l’avresti detto!"
Poi mi ha chiavato di nuovo. Quindi io l’ho fottuto un paio di
volte. Ci siamo addormentati uno nelle braccia dell’altro per
svegliarci la mattina seguente e ricominciare. Quel week-end non mi
ha fatto pompini, mi ha riaccompagnato al pensionato la domenica
pomeriggio con un bacio e la promessa che mi avrebbe chiamato più
tardi quella sera. Ma, non appena se n’è andato e ho passato in
rassegna gli eventi del fine settimana, ho cominciato a dubitare che
mi avrebbe chiamato. La nostra fuga al suo appartamento privato che
avevo ritenuto essere una fuga romantica ed intima, ha cominciato a
sembrarmi uno stratagemma per tenere nascosta la nostra relazione.
Improvvisamente tutto ha avuto un senso: Aurelio era estremamente
bravo a letto, doveva aver fatto molte esperienze e poteva tenere
segreti i suoi incontri scopando nel suo nido d’amore cittadino.
Ma come potevo criticarlo? Come potevo se anch’io avevo accettato
di seguirlo? Cosa m’importava sapere quanti erano stati là prima
di me? Aveva chiavato anche il giorno prima? Ed io, in tal caso, ero
stato l’ultimo? Se mi avessero chiesto la settimana prima se sarei
stato felice di fare sesso con Aurelio avrei detto "Dannazione,
sì!" Ma quando mi sono sdraiato sul mio letto ho capito che
volevo di più. Volevo essere con Aurelio, come suo ragazzo, suo
amante e suo compagno.
Ma Aurelio avrebbe potuto avere altri propositi.
Le mie preoccupazioni sono sembrate vere quando Aurelio non mi ha
chiamato come mi aveva promesso. Il lunedì ho evitato tutti i miei
amici ed anche le prime due lezioni. A mezzogiorno ho deciso di
ritornare nella mia stanza ed il mio umore era pessimo. E lui era là
che parlava con un piccolo gruppo di suoi amici. Io ho finto di non
vederlo e ho continuato camminare.
"Ehi, Gianpaolo, aspettami!" Ha gridato. Ha lasciato il
gruppo e mi si è avvicinato. Io ho rallentato per permettergli di
raggiungermi.
"Ehi bello, ti ho cercato dappertutto, non sei andato a
lezione."
"Mi hai cercato all’università?"
"Sì, volevo scusarmi per non averti chiamato ieri sera. Sono
ritornato al pensionato e sono crollato. Mi avevi distrutto."
Diceva sempre le cose più dolci. "Ed io volevo riprendermi per
te" ha aggiunto.
"Come?" Ho chiesto.
Ha sorriso diabolicamente in maniera seducente, poi mi ha messo le
mani sui fianchi e mi ha baciato. Era un bacio morbido, lungo sulle
labbra, non tanto da essere osceno ma più che sufficiente per
mettere la parola fine ai nostri giorni di rapporto segreto.
Lo scandalo si sparse come un fulmine. All’ora di cena tutta
l’università sapeva del bacio e di noi. Vorrei dire che noi
eravamo "felici e contenti", ma non era così. Comunque
per fortuna i problemi erano pochi. Abbiamo affrontato la nostra
posizione di "culi"e siamo stati abbandonati dagli
"amici", ma la cosa non è stata così traumatico come
avevo pensai che sarebbe stata. Comunque tutto ciò non mi
importava, Aurelio valeva bene qualche problema.
Aurelio si è laureato l'anno seguente e ha iniziato a lavorate
nella società editrice di suo padre. Quando mi sono laureato l'anno
mi ha convinto a rinunciare ad una carriera nel mondo della finanza
per qualche cosa che mi piaceva di più, la fotografia, e la società
di suo padre stava cercando un fotografo.
Ci siamo trasferiti a Milano e le nostre carriere ci hanno portato
di successo in successo. Sfortunatamente però il mio successo ci
teneva divisi; due anni più tardi ci siamo separati; è stata una
cosa amichevole come lo può essere una separazione. Ci amavamo
pazzamente ma il lavoro non ce lo permetteva. Lo chiamavo ogni
giorno anche parecchi mesi dopo la separazione, finché lui non
cominciò ad essere pazzamente geloso.